sabato 4 maggio 2013

UNA NAZIONE CHE AFFONDA: le merci in Italia costano fino a 6 volte di più che in Germania

articolo pubblicato sull'altro mio blog: DIARIO DI UN ORIUNDO VIAGGIATORE (blog specializzato in razzismo e figli di immigrati - come me)

Ieri sdigitando un po' qua e la mi sono imbattuto, come mio solito, nel blog http://fintatolleranza.blogspot.it/ nel quale ho trovato uno dei video qui di seguito.
Ve li linko perchè spero riescano a far chiarezza in voi come hanno fatto in me.








L'unica spiegazione che riesco a dare a questo fenomeno è che c'è un disegno preciso, insito nella creazione di un Unione come quella  europea, che vuole Stati di serie A e Stati di serie B.
Una buona Unione Monetaria, per funzionare, ha bisogno di avere un nord produttivo, che decide e detta le linee guida, ed un sud (noi) che lavori e serva da riserva inesauribile di liquidi.

Mi spiego meglio:
Le aziende e le multinazionali che operano in territorio europeo, gonfiano, attraverso i meccanismi dettati dalle leggi del commercio, i prezzi per i prodotti destinati ai paesi considerati "di livello inferiore"( ancora noi) che , senza ombra di dubbio costituiscono la maggior parte degli introiti per le suddette aziende, mentre ai paesi considerati "più civili" i medesimi prodotti vengono venduti a prezzi più onesti.

In poche parole: 
SIAMO NOI I FESSI CHE PAGANO PER FAR ANDARE AVANTI L'EUROPA. E questo non vale solo per le merci, ma anche per le tasse, per i demani statali, per le autostrade ( che in Germania, giustamente, sono gratuite, in quanto loro , come noi, le pagano già nella dichiarazione dei redditi)per gli STIPENDI e per ogni cosa in questo paese, se paragonata alla medesima di un paese diverso della Comunità Europea.

Ma come è vero questo, è vera anche un'altra cosa:
potresti mai trattare un tedesco o un francese come gli europei(parlo di quelli a capo della CE e BCE) trattano gli italiani?
Potresti mai far pagar loro un prodotto 4 volte di più del prezzo reale?
Potresti mai far pagar loro le autostrade, che già pagano con le tasse?
Potresti mai far passare li leggi ed emendamenti anticostituzionali?
Potresti mai pensare di fare una di queste cose in quei paesi, senza aspettarti una rivolta od una guerra civile?

Quando si è "divisa" l'unione europea in paesi di prima e seconda serie, non lo si è fatto senza alcun criterio.
E qui mi fermo altrimenti potrei urtare la sensibilità di qualcuno.

Vi lascio con una poesia di Alberto Moravia.




La mia vita per l’Italia

Sono capitato male in un Paese degradato,

di poveri senza dignità e di ricchi senza cultura.

Dai poveri mi divide l’orgoglio, dai ricchi la verità.

Far parte di una siffatta società è un danno,

esserne esclusi non è una fortuna.

Ma non ho che una vita sola da vivere

e la Storia non concede scelte.

Alberto Moravia



PROMETEO

venerdì 3 maggio 2013

Attentato davanti a Palazzo Chigi: un false flag all'italiana - di Rosario Marcianò


Nell’era dell’inganno universale, dire la verità è un atto rivoluzionario. (G. Orwell)


E' la tarda mattinata del 28 aprile 2013: le televisioni nazionali stanno trasmettendo la diretta del giuramento per opera dei ministri del nuovo governo del Presidente. E’ un governo nato secondo il Diktat di organismi sovranazionali che controllano questo paese, ormai da tempo esautorato di qualsivoglia potere da Stato sovrano. Questo 25 aprile rappresenta, per coloro che hanno deciso l'ennesimo golpe, un punto di svolta decisivo che, però, necessita di un'ulteriore legittimazione agli occhi dei cittadini e soprattutto esige un nuovo casus belli, al fine di restringere ulteriormente le libertà dei singoli, con l’introduzione di nuove norme coercitive atte a vietare assembramenti e manifestazioni in luoghi “sensibili”. E' il giorno migliore per un "attentato in diretta televisiva", per cui qualcuno, negli apparati, decide di architettare e mettere in atto una scena da Far West, con tanto di vittime sacrificali in divisa, mentre l'attentatore deve risultare un cittadino esasperato, perché disoccupato e bramoso di eliminare fisicamente qualche politico. Così, mentre i principali networks mostrano le immagini in diretta dell'insediamento del nuovo esecutivo, emuli della cinematografia false flag statunitense, ecco che il collegamento con la Sala di Montecitorio viene interrotto per dare immediatamente spazio ad una... "diretta" della sparatoria in corso proprio dinnanzi al Palazzo.

Sono le 11:40 e RAI News 24 trasmette le confuse e traballanti immagini di un attentatore sconosciuto che apre il fuoco contro i Carabinieri di servizio in Piazza Colonna, a Roma. Per la verità si comprende ben poco di quanto sta avvenendo, poiché l'operatore, nonostante la sua supposta professionalità, porta la sua telecamera da un obiettivo all'altro, zooma avanti ed indietro, punta in alto, punta a terra... Insomma, si tratta delle peggiori riprese eseguite da un cameraman RAI in tutta la storia della televisione di Stato. Questo elemento subito suscita dei dubbi su quanto sta accadendo in quegli istanti e le perplessità aumentano nel momento in cui si menzionano tre feriti: due Carabinieri ed una donna incinta. Dei due militari – si riferisce – uno è gravemente ferito al collo, mentre l'altro ad una gamba. L'attentatore sembra aver esploso ben 7 colpi dalla sua Berettacalibro 7,65, senza che i militari abbiano risposto al fuoco con uno solo proiettile! Davvero strano...

Le stranezze, però, aumentano, giacché dei due feriti meno gravi non si vede alcuna traccia sulla scena, mentre lo sconosciuto è già a terra, ai piedi del blindato dei Carabinieri, oltre le barriere di protezione.

L'inviata di RAI News 24, con tono da attrice poco convincente, descrive al direttore del TG, una scena "terrificante" che non corrisponde assolutamente a quanto evidenziano le poche riprese trasmesse nella... diretta. Le sequenze mostrano un uomo in pantaloni corti e maglietta intento a far cenno a tre militari di spostarsi un po' più a destra (è il regista?), mentre, tra le urla ed il fuggi fuggi generale dei pochi turisti presenti, alcuni fotoreporters (uno con camera a spalla, altri due con macchina fotografica tradizionale, ma delle loro riprese non si trova neanche un fotogramma) con estrema tranquillità si avvicinano a pochissimi metri dalla scena del crimine ed eseguono le loro riprese, ben eretti e stabili, come se tutto quel trambusto intorno non li riguardasse. Questo atteggiamento è in netto contrasto con quello manifestato dall'operatore RAI che, pur essendo distante decine di metri, trema a guisa di una foglia, come se, in realtà, la sua intenzione fosse proprio quella di non mostrare alcunché di quanto avviene in quegli istanti cruciali.

Lo scopo desiderato è presto ottenuto ed immediatamente il Governo appena insediatosi, ripristina la scorta a chi non l'aveva e rafforza quella dei politici che già ne avevano diritto.

Analizzando il filmato di RAI News 24 ci si avvede che alcuni fotogrammi sono stati sottoposti a manipolazione. Casualmente sono i pochi istanti in cui si può osservare il volto del Carabiniere, Giuseppe Giangrande, ma il viso è stato in modo maldestro oscurato in post-produzione. E’ un oscuramento che, malauguratamente per chi ha operato per nasconderci qualcosa, occupa anche parte del palo che si trova davanti al viso del militare. Poco prima che il cameraman sposti ancora con movimento repentino l'obiettivo dal Carabiniere "ferito", si può notare che egli non mostra tracce di sangue sul collo.
Abbiamo accennato alla post-produzione... Come è possibile, se le immagini, da quanto a noi raccontato, erano in diretta? Evidentemente non lo erano e ciò è dimostrato dall'ora mostrata da un agente che, di lì a poco, pare soccorrere il Giangrande a terra. Il suo orologio da polso mostra le 11:30, mentre la diretta del TG di RAI News 24 (come anche quella del TGCOM24) segna a schermo le 11:40. Dieci minuti sono più che sufficienti per preparare una finta diretta, così come avvenne il giorno 11 settembre 2001, durante l'”attacco” alle Torri gemelle.

Inoltre un nostro testimone, esperto di armi, presente casualmente durante il parapiglia, non solo conferma che potevano essere le 11:30 circa, ma ricorda che le deflagrazioni degli spari esplosi apparivano essere originati da cartucce a salve!

E' interessante notare che, il video in questione, riproposto sul canale You-Tube della testata "Il fatto quotidiano", è stato subito rimosso, pochi minuti dopo la nostra segnalazione, su Face book, di dette anomalie. Per quale motivo?

Un secondo filmato, proposto sempre da RAI News 24 e realizzato qualche minuto dopo, in prossimità del militare a terra, colpito al collo, contiene una serie di tracce audio sovrapposte. Si sentono le sirene, sullo sfondo, mentre al secondo 10 ed al secondo 24 (sul video originale) si odono due persone gridare: "Dio!" e "Che stamo a scherza’?" ed un'altra voce sembra dire: "Che... non vedi?". Poi l'audio risulta troncato e si sente l'inviata ansimare, mentre un agente della sicurezza intima a tutti di allontanarsi.

Che cosa intende dire quel personaggio che esclama: "Che stamo a scherza’?" Forse si è reso conto che si tratta di una pantomima? Una messa in scena? In modo incauto il regista che ha sovrapposto le sequenze audio, con l'intenzione di inserire l'esclamazione "Dio!", ha pure introdotto due volte "Che stamo a scherza?"... il che dimostra che la traccia audio è stata manipolata.

Quindi, riepilogando, abbiamo due filmati trasmessi come "diretta TV" che, invece, non lo sono. Non possono esserlo, giacché sia parti di sequenze video sia tracce audio sono state contraffatte. Ciò porta ad una sola conclusione e cioé che quella diretta televisiva è una montatura che rientra nella strategia della tensione. Quale migliore occasione di un attentato in diretta, mentre il Governo Letta (del gruppo Bilderberg) si insedia?

Questo aspetto chiarisce, senza ombra di dubbio, che il false flag all'italiana è stato messo in atto con la piena complicità dei principali networks italiani, come accadde con l'inganno del 9 11, allorquando le poche sequenze in grafica 3D, realizzate per mostrare il secondo aereo che si schiantava sulla torre Sud (secondo la versione ufficiale), furono distribuite, con qualche modifica, a tutti i canali televisivi statunitensi e nel mondo e ritrasmesse come fatto reale.

Proseguiamo. Anche TG-COM trasmette la sua “diretta” da Palazzo Chigi ed interrompe il collegamento dalla Sala del giuramento per collegarsi... in diretta, con la piazza dell'attentato, salvo poi scoprire che, anche in questo caso, si trattava di riprese video mandate in play con qualche minuto di ritardo. Infatti, non solo anche qui l'ora a video mostra che sono le 11:40, ma, per qualche frazione di secondo,appaiono a schermo le icone della telecamera Panasonic che le ha inviate alla redazione. Quelle stesse sequenze video, dopo la breve interruzione che mostra le icone della Panasonic, ricominciano dal principio, sempre spacciate per diretta televisiva, dopo un improvvido fermo immagine. Curiosa è l'esitazione dell'inviata che ripete tre volte la sua introduzione, dopo aver notato che le immagini si erano fermate e che quindi la farsa della diretta era saltata.

Oltretutto, si nota benissimo che i video disponibili sui fatti di Piazza Colonna sono almeno sei o sette! Ripetiamo: anche questa non è una diretta, se confrontata con l'ora indicata (le 11:30) da uno dei Carabinieri che soccorrono Giangrande a terra in una pozza di sangue. Già... il sangue.

Osserviamo le chiare incongruenze presenti negli scatti pubblicati in Rete e sui media nazionali.

Stando alla versione ufficiale l'attentatore, Luigi Preiti, ha sparato al Carabiniere Giuseppe Giangrande da distanza ravvicinata (meno di mezzo metro), puntando l'arma alla testa del multare, mentre questo si trovava in piedi di fronte a lui in prossimità della garitta. In tale frangente le anomalie sono tante, ma ne elenchiamo solo alcune.

a) L'agente ferito al collo, sul lato sinistro, è stato colpito mentre era in piedi, di conseguenza la linea di sangue sarebbe dovuta colare verso il petto. Nelle foto il rivolo scende solo a lato del collo.
b) Nelle sequenze trasmesse da RAI News 24 si intravvede chiaramente il volto di Giangrande, senza sangue, mentre a fianco della sua mano destra si scorge un cilindro, dal quale scorre un liquido rosso.
c) Normalmente in una ferita al collo il sangue schizza copiosamente, ma non si vedono tracce di sangue sulla divisa né sotto al mento ed intorno al collo del Giangrande.
d) Non ci sono tracce di polvere da sparo, tipiche delle ferite subìte da distanza ravvicinata ed inoltre il foro di entrata è minuscolo ed incompatibile con quello procurato da un calibro 7,65 da distanza ravvicinata.
e) Il militare a terra si trova a circa dieci metri di distanza dalla posizione in cui si trovava, secondo la versione ufficiale, quando è stato colpito dal Preiti.
f) Il bollettino medico diramato dai chirurghi che avrebbero operato d'urgenza il Giangrande menziona un proiettile che, entrando dal lato sx del collo, si è poi conficcato nella scapola, passando attraverso la colonna vertebrale. Ciò implicherebbe una traiettoria curvilineanonché dall'alto verso il basso (una finestra...) e non ad altezza uomo!
g) I medici descrivono difficoltà respiratorie, ma il militare a terra, a giudicare dalle foto e dalle seppur confuse riprese video, non appare boccheggiante e non gli è stata procurata, dai soccorritori, alcuna tracheotomia per aiutarlo a respirare. Se davvero il Giangrande avesse subìto i danni dichiarati dai chirurghi, sarebbe comunque morto per asfissia, in quelle condizioni, giacché, stando sempre alla versione ufficiale, la prima ambulanza è sopraggiunta ben dieci (10) minuti dopo il fatto.
h) A proposito delle ambulanze, non si comprende da dove provenissero le sirene presenti nell'audio del servizio RAI, se, come dichiarato, i primi soccorsi sono giunti diversi minuti dopo.

Tra l'altro tutti gli agenti intorno al Giangrande sembrano più voler oscurare la vista a cameramen e fotografi non autorizzati a riprendere la fiction, piuttosto che agire per soccorrere il loro collega. In effetti in nessun fotogramma si scorge un paramedico intorno al Carabiniere apparentemente ferito e disteso a terra. Uno degli agenti in borghese sembra operare con una flebo, ma questa, dalle foto successive, rilasciate a giornali ed emittenti televisive, non risulta inserita in un braccio ed anzi, durante le riprese del TGCOM, l'uomo in borghese alza per un attimo il flacone (ad uso delle telecamere), poi, pochi istanti dopo, coperto dai colleghi, lo riappoggia a terra. Ovviamente nessuna flebo può operare correttamente se non posta in alto e soprattutto se questa non ha l'ago presente in vena!

Inoltre... dove sono il militare ferito ad una gamba e la donna incinta? Nessuna sequenza video o fotografia ne mostra la presenza sulla scena del delitto... o meglio... sul set cinematografico.

Occupiamoci ora dell'attentatore. Costui arriva in Piazza Colonna in giacca e cravatta, con abito firmato e scarpe da 150 euro. Ha l'aspetto ben curato e non sembra di certo un muratore disoccupato da tempo. Sembra un sicario, piuttosto che un povero disperato. L'attentatore voleva colpire i politici, tuttavia nessun politico era presente al momento della sparatoria. Al Preiti sarebbe bastato attendere una manciata di minuti ed avrebbe potuto perpetrare una strage di parassiti, invece...

Passiamo in rassegna alcuni punti degni di nota.

1) L'attentatore "squilibrato" presenta capelli corti semi rasati: è il classico taglio delle forze dell'ordine o dei militari. Inoltre è perfettamente sbarbato.
2) Il completo che indossa il Preiti è identico a quelli usati dagli addetti alla sicurezza delle sedi istituzionali.
3) Dalle sequenze di RAINews 24, l’uomo si intravede già dai primi momenti dietro le transenne ed in pochi istanti appare placcato ed atterrato. Strano, visto che la versione ufficiale lo colloca a poca distanza dalla garitta, ma dall'altra parte della piazzetta a circa 6 metri dalla camionetta e dalle barriere. Un qualsiasi deficiente che volesse scappare dopo aver sparato, non si getterebbe tra le braccia dei Carabinieri, scavalcando le transenne di protezione ed infilandosi tra queste ed il blindato dei militari.

4) La pistola ed il caricatore dell'attentatore sono state posate a terra con precisione (si veda la foto del quotidiano “La Repubblica”), nonostante nessuno potesse toccare l'arma prima dell'arrivo della polizia scientifica e l'attentatore, lasciandole cadere a terra, non avrebbe mai potuto allineare pistola e caricatore cosi vicini tra loro. Inoltre la Beretta 7,65, una volta esplosi tutti i colpi si blocca e rimane come nella foto sopra.
5) Il Preiti, immortalato nelle fotografie, mentre esce dalla questura, pur essendo stato ferito al capo durante la colluttazione con gli agenti, non ha alcuna ferita né tumefazione né cerotto o benda sulla testa.


6) Il giallo della punta di trapano che il Preiti aveva in una borsa. Oltre ai proiettili (una cinquantina) che l’attentatore portava con sé, gli inquirenti hanno trovato - così viene riportato - nella sua borsa anche la punta di trapano: a che cosa serviva? Perché l’ha portata con sé? La prima ipotesi è che abbia adoperato l’utensile per cancellare il numero di matricola dalla pistola che ha usato per sparare ai due Carabinieri. Il fatto è che il Preiti ha riferito ai magistrati di aver acquistato l’arma già con la matricola abrasa, al mercato clandestino di Genova, quattro anni addietro.
7) Poco chiara è anche la ricostruzione degli spostamenti del Preiti. L’attentatore sarebbe partito da Gioia Tauro alle 9.35 di sabato. All’altezza di Praia a Mare la Polizia ferroviaria gli chiede una verifica dei documenti. È un controllo di routine, l’uomo non si scompone. Ha probabilmente l’arma nella borsa, però non ha precedenti penali ed è difficile che possa subire una perquisizione. Arriva alla stazione Termini alle 15.00. Poco dopo entra all’Hotel Concorde, appena dietro piazza dei Cinquecento. Prende l’ultima stanza disponibile. Esce dopo poco. Racconta il portiere dell’albergo: “È uscito verso le 17.00. Tra le 18.00 e le 19.00 è entrato nella stanza, senza uscirne più”.
8) Quando viene fermato dopo la sparatoria, il Preiti ha con sé una borsa. Dentro, oltre alla punta del trapano, viene trovata una cartina di Roma, segnata in più punti, non solo su Palazzo Chigi dove ha appena compiuto il suo folle gesto. Il dubbio è il seguente: è stato lui a segnare la cartina, indicando il percorso che l’avrebbe condotto fino a Palazzo Chigi, o qualcuno l’ha fatto per lui? Infatti non è ancora perspicuo come abbia agito il Preiti nel lasso di tempo che intercorre tra l’uscita dall’albergo e la sparatoria.
9) I vestiti. Il Preiti indossa un abito identico a quelli portati dagli addetti alla sicurezza di Palazzo Chigi e delle altri sedi istituzionali della politica. E’ un elemento che spinge a pensare che l’attentatore non abbia affatto agito d’impeto, perché disperato. La sua azione è stata meditata, lucida, organizzata. Senza contare che il Preiti, secondo la versione ufficiale, ha sparato con precisione millimetrica, cercando di colpire dove i Carabinieri non erano protetti dal giubbotto antiproiettile.
10) Sempre dalle sequenze RAI si scorge il Giangrande distendersi a terra, (più che stramazzare) a dieci metri dal blindato dei Carabinieri, dietro le transenne e distante almeno sette metri dal punto dove, secondo la versione ufficiale, sarebbe stato colpito dal Preiti.

Riassumendo, dal momento dell'unico sparo udito nelle riprese RAI, si vedono due o tre militari chinarsi con calma a terra, di fronte al furgone blindato e dietro le barriere, insieme con il presunto attentatore, già a terra. Contemporaneamente, dal lato opposto, il Carabiniere Giuseppe Giangrande si adagia sul selciato, sempre dietro le transenne di protezione. La posizione dei protagonisti di questa messa in scena è del tutto incongruente con le dichiarazioni di media ed istituzioni e già solo questo aspetto metterebbe in seria discussione l'autenticità di quanto verificatosi, ma l'enorme mole di dati sin qui raccolti, senza nemmeno approfondirli tutti, dimostra chiaramente che siamo al cospetto di un false flag in piena regola, attuato con la piena collaborazione e complicità di mezzi di comunicazione, sanitari, magistratura inquirente etc. Non è un caso se, come negli episodi del 9-11-2001, i testimoni oculari sentiti sono quasi sempre giornalisti.

E' alquanto curioso il fatto che la nota enciclopedia Wikipedia, dopo aver, in un primo momento, creato una pagina ad hoc per raccontare la versione del regime, ora abbia sottoposto a blocco quella stessa pagina, rimuovendo inoltre tutto il precedente contenuto e non rendendolo disponibile nemmeno attraverso la cache di Google. Chi ha la coscienza sporca e perché?

Infine qualche indizio “esoterico”. Il presunto attentatore è originario di Rosarno. La firma dei Rosacroce deviati?

L'ex moglie di Luigi Preiti si chiama Ivana Dan. Dan è un raro cognome di origine ebraica e si richiama ad una delle tribù perdute d'Israele, di solito evocata in riti ed in trame occulte. Il figlio di Preiti e della consorte... ha undici (11) anni. Il numero 11 è, per gli "illuminati", il numero dell'inganno, ricorrente in auto-attentati nel mondo.

La giornalista conduttrice al TG2: "Il governo si è appena insediato con pieni poteri di sparatoria". Un lapsus freudiano di grande importanza.

I tre filmati in esame sono visionabili qui, qui e qui. Se per qualche motivo non riusciste a visionare i filmati in esame, è possibile accedere a questa pagina, nella quale i video sono riuniti assieme.


Rosario Marcianò - TUTTI I DIRITTI RISERVATI

giovedì 2 maggio 2013

Bruno Vespa - Così dovresti essere trattato ogni giorno!


Una strana storia

di Tersite Rossi



Del drammatico attentato di domenica 28 aprile a Roma, di cui sono rimaste vittime due carabinieri, si è detto e si sta dicendo molto. E a due scrittori, da anni abituati a rimestare nel torbido della storia e della politica italiana, non possono non risaltare alcuni aspetti davvero sorprendenti. Procediamo con ordine, come nello studio di un detective, lasciando per ultimo l'elemento a nostro avviso più sinistro. Premettiamo che la nostra riflessione presuppone la sanità mentale dell'attentatore, così come sembra emergere dalle indagini dei magistrati.

La pistola. 

Una Beretta 7.65 con matricola abrasa. L'attentatore dice di averla comprata clandestinamente quattro anni fa a Genova. Perché un piastrellista calabrese da vent'anni in Piemonte, sposato con un figlio, deve comprare una pistola al mercato nero? Armi come quelle si comprano per delinquere e per nessun altro motivo. Un delitto da svolgersi quattro anni dopo, a causa di una crisi economica e personale che non si era ancora manifestata?

I proiettili. 

L'attentatore dichiara che era sua intenzione uccidersi, dopo aver compiuto il suo atto. Perché non l'ha fatto, pur avendo 3 colpi ancora inesplosi nel caricatore? [...]

La mira. 

Una persona che non ha mai sparato, anche se si trova vicina al suo obiettivo, difficilmente riuscirà a colpirlo con la precisione con cui sono stati colpiti i due carabinieri (precisamente in punti non coperti dal giubbetto antiproiettile). L'immagine che lo ritrae prendere la mira sembra lasciare pochi dubbi sull'abilità balistica dell'attentatore. Dove ha imparato a sparare?

Il chiodo. 

Tra i suoi effetti personali è stato trovato un chiodo con cui gli inquirenti suppongono sia stata abrasa la matricola della pistola. Perché l'attentatore avrebbe dovuto portarlo con sé? Per suggerire un indizio agli inquirenti affinché mettessero in dubbio il suo acquisto a Genova quattro anni fa?


Il vestito.

L'attentatore era vestito di tutto punto, come se volesse mimetizzarsi con gli agenti di scorta che girano attorno ai palazzi della politica romana. Casuale?

Prima di passare all'ultimo – per noi decisivo – elemento una breve riflessione. Gli indizi precedenti sembrano portarci in direzione di un attentatore freddo, che ha pianificato il suo delitto, e non di un povero disperato, mezzo depresso e arrabbiato con i politici. Bene. Ora caliamo l'ultima carta.

Il movente.

Inutile girarci intorno. Il punto per molti più ovvio, è invece il vero enigma di questo fatto. L'attentatore ha dichiarato di essere venuto a Roma per sparare ai politici, rei di non fare nulla per i disoccupati disperati come lui.

Ragioniamo e mettiamoci nei suoi panni. Sono disperato, depresso. Ho dovuto subire l'umiliazione di tornare a casa, in Calabria, dopo vent'anni senza lavoro. Mia moglie se ne è andata portando via mio figlio. Nutro una rabbia enorme. Voglio scaricare questa rabbia con un gesto dimostrativo contro i politici, quella casta corrotta e arrogante che non fa niente mentre io vedo la mia vita andare a rotoli. Decido di andare a sparare ad un politico durante l'insediamento del nuovo governo. Mi preparo, recupero l'arma, mi porto i proiettili, mi vesto per mimetizzarmi, segno su una cartina il percorso per arrivare dal mio albergo vicino alla stazione a Palazzo Chigi. Seppur infuriato con il mondo, la mia mente è fredda: voglio lasciare un segno, la politica deve pagare il suo prezzo. Arrivo a Roma, alloggio in albergo, mi sveglio, carico la pistola, mi dirigo determinato davanti a Palazzo Chigi e una volta là, dato che non ho la fortuna di incontrare nessun politico, prendo la mira e sparo alle gambe e alla gola di due carabinieri.

Stop. Rileggiamo l'ultimo periodo. Ma che c'azzecca? Perché una persona che a mente fredda ha pianificato un'azione simile sostituisce all'improvviso il vero obiettivo (a suo dire) dell'attentato con due poveri disgraziati che non c'entrano nulla? Perché un criminale non solo modifica all'ultimo il cuore del suo movente, ma non fa proprio nulla per realizzarlo? Di questo si tratta: l'attentatore dice di avere un movente che però non ha mai – mai! - cercato di realizzare seriamente. Perché? È completamente irrazionale, senza senso. Chiunque agisca lo fa in vista di un fine e cercherà di realizzarlo. L'attentatore di Palazzo Chigi no. Si tratta del caso più unico che raro di un criminale che spara a sangue freddo per “non” realizzare il suo movente. Perché? O è un folle. O quello non era il suo vero movente.

Qua due scrittori devono fermarsi, lasciare spazio ai veri investigatori e dedicarsi, se proprio, solo alla creatività e alla fantasia. Ebbene, vogliamo concludere raccontandovi una storia. Una strana storia.

Immaginate di essere in un Paese sull'orlo della rivolta sociale, stretto da una crisi economica che non sembra avere fine e con una vecchia classe dirigente incapace o non interessata a individuarne le cause e a trovarne i rimedi. Immaginate che quel Paese vada alle elezioni e ne esca spaccato in tre. Immaginate che, ciò nonostante, tra la gente emerga l'esigenza di un cambiamento, anche simbolico, per poter sperare. Immaginate che due terzi del Parlamento si accordino tra loro, pur essendo su posizioni (teoricamente) opposte e facendo riferimento ad un elettorato (realmente) incompatibile l'uno con l'altro. Immaginate che ciò scateni una tensione maggiore nel Paese, con scene di vera e propria delegittimazione dei propri referenti politici. Immaginate che, tuttavia, i due terzi incompatibili vadano avanti e formino un governo. Immaginate che quel governo agli occhi dei palazzi del potere economico (nazionale e internazionale) e del potere malavitoso (nazionale) rappresenti una docile garanzia da puntellare ad ogni costo. Sì, ad ogni costo. Immaginate che si avvii una misterioso catena telefonica che dice e non dice, ma lascia intendere molto bene. Immaginate che quella catena si concluda in una terra ad alto tasso malavitoso e che l'ultimo a rispondere alla chiamata sia un povero esemplare di “emigrante al contrario”, pieno di debiti, che deve favori a persone molto potenti e soprattutto spietate. Immaginate che siano proprio quelle persone a dirgli cosa deve fare: un viaggio, una passeggiata, un tiro al bersaglio contro un paio di innocenti vestiti in divisa (“Innocenti, eh, mi raccomando!”). Immaginate che lo scopo sia di fare in modo che di fronte a quel sanguinoso tiro al bersaglio il Paese in subbuglio si fermi, smetta di ascoltare gli inviti alla ribellione, lasci cadere il pugno arrabbiato e si commuova per la tragedie di tre famiglie: quelle della vittime e pure quella del disgraziato depresso attentatore. Immaginate che l'ultimo a ricevere questa telefonata sappia di non avere scelta, perché quelli a cui deve così tanti soldi, se non obbedisse, sarebbero capaci di fargli di tutto. Pure ai famigliari. Immaginate che lui sappia, però, che obbedendo conquisterebbe la pietà di quei potenti, la cancellazione dei debiti e pure un trattamento di favore dai compagni di cella.

Immaginate, eh, immaginate. In fondo, è solo un strana storia.

Tersite Rossi

martedì 30 aprile 2013

La ministra nera Cecile Kyenge, ovvero il razzismo degli Italiani contro la stupidità degli immigrati

articolo tratto dall'altro mio blog: Diario di un Oriundo Viaggiatore 


30 aprile 2013Sempre fine e delicato, Mario Borghezio non s'è lasciato sfuggire l'occasione di esprimere una buona parola sul nuovo ministro all'Integrazione,Cecile Kyenge.
Ieri, intervistato ai microfoni di “Un giorno da pecora” di Radio 2, infatti, l'eurodeputato leghista ha commentato la nomina della politicante, definendola “Una scelta del cazzo, un elogio all’incompetenza”. Questo perché  sebbene Borghezio sappia “che è un medico oculista” gli è “parso avesse l’aria di una casalinga.”
Non contento di sfondare un'altra volta il muro della decenza, il leghista ha proseguito: “Un Ministro dell’Integrazione dovrebbe avere grosse competenze, mentre credo che questa scelta sia un po’ il manifesto di questo governo”.“Non e’ un problema che sia di colore”, ha poi precisato, per tranquillizzare quegli stolti che abbiano creduto solo per un attimo che lui sia razzista, quanto piuttosto di apparenza: “Mi sembra una brava ragazza, modesta, con tutto quel che il termine modesta indica, ma non certo una figura del livello che richiedere il ruolo che le è stato affidato”. Una donna, insomma, che non ha esperienza “per fare il Ministro dell’Integrazione”: al massimo Borghezio concede alla Kyenge di fare “l’Assessore di un Comune di 500 persone”.
Alla domanda sul perché  allora, secondo lui, la donna sia riuscita ad arrivare dove è arrivata, l'eurodeputato sfodera il meglio di sé: “Si sarà arruffianata con qualche gerarca del Partito Democratico”.


Non è assolutamente mia intenzione difendere un ministro negro in quanto negro, e i miei lettori sanno benissimo cosa penso al riguardo. Per chi non lo sapesse lo invito a leggere il mio articolo di qualche anno fa su quella pagliacciata (che poi si è anche reiterata) dell'elezione di Obama: I still have a dream - cosa penso di Obama . Mi è stato dato del razzista e del bianco col culetto comodo, da chi naturalmente o è troppo abbagliato dalla propaganda pseudo-democratica e mondialista o non sa che sono io stesso un figlio di immigrati dalla pelle marrone!

Ma veniamo al punto: io mi chiedo "come mai in un paese così denso di nepotismo, corruzione e clientelismo politico, ci viene presentata in un momento così delicato della storia italiana una "ministra" nera MAI vista prima dalla stragrande maggioranza degli Italiani (calcolando che nel parlamento italiano ci sono le stesse facce da almeno 20 anni)?? Senza poi dimenticare il fatto che l'Italia, al contrario di ciò che pensano gli Italiani, è uno dei paesi più razzisti d'europa.

Questa suona un po' come una sorpresa inaspettata.

Ma andiamo a conoscere meglio questo ministro dalla pelle marrone:


Il neo ministro dell’Integrazione, Cecile Kyenge, è nata a Kambove in Congo 49 anni fa ed è un medico oculista.
Modenese, vive a Castelfranco dell’Emilia, ed è da tempo impegnata in politica, prima nei Ds, poi nel Partito democratico.
Già responsabile regionale per l’immigrazione nel Pd, è consigliere provinciale a Modena, è stata eletta deputata lo scorso febbraio, sola parlamentare di colore della diciassettesima Legislatura alla Camera. Prima donna di origine africana a sedere in Parlamento Kyenge è sposata e madre di due figlie, è laureata in medicina e chirurgia, specializzata in oculistica. Nel 2004 è stata eletta in una circoscrizione del comune di Modena per i Ds, prima di divenire responsabile provinciale del Forum della Cooperazione Internazionale ed immigrazione. Dal settembre 2010 è portavoce nazionale della rete Primo Marzo per cui si occupa di promuovere i diritti degli immigrati e i diritti umani. Il primo marzo del 2010 il movimento ha organizzato una giornata di mobilitazione e sciopero indirizzata a far comprendere "quanto sia determinante l’apporto dei migranti alla tenuta e al funzionamento della nostra società e come sia importante che italiani vecchi e nuovi si impegnino insieme per difendere i diritti fondamentali della persona, combattere il razzismo e superare la contrapposizione tra 'noi e loro'". L’associazione chiede l’abrogazione della legge Bossi-Fini e del reato diclandestinità, l’abolizione del permesso di soggiorno a punti, la chiusura dei Cie e il passaggio dallo ius sanguinis allo di ius soli per il riconoscimento della cittadinanza .

Tra i diversi impegni della Kyenge c'è la promozione e il coordinamento del progetto "Afia" per la formazione di medici specialisti in Congo in collaborazione con l’Università di Lubumbashi. A marzo è stata una dei quattro firmatari - oltre a Pier Luigi Bersani, Khalid Chaouki e Roberto Speranza - della proposta di legge depositata alla Camera sul riconoscimento della cittadinanza agli immigrati, uno degli otto punti che lo stesso Bersani aveva proposto per il nuovo governo. La proposta di legge contempla il riconoscimento della cittadinanza per chi nasce in Italia da stranieri residenti da almeno cinque anni e della possibilità di richiederla anche per chi non è nato in Italia ma vi è cresciuto.



Alcune considerazioni al riguardo:


- Questa donna "dice" di battersi per lo IUS SOLI dal 2004, giusto? Perchè non l'abbiamo mai vista? Perchè non si è mai sbilanciata in programmi televisivi, o sui giornali nazionali in modo da rendere pubblico il suo impegno e la situazione di milioni di figli di immigrati come me?
Ha ragione Borghezio, sembra fin troppo "MODESTA" e la modestia ben poco si sposa con il ruolo che le hanno cucito addosso.

- Il primo ministro nero ha una responsabilità non indifferente verso tutti gli italiani, ma soprattutto verso chi come lei vive la situazione di immigrato. Perchè mai il primo ministro africano ha scelto di "mischiarsi"con un governo non eletto dal popolo? Con un governo autoproclamatosi legittimo, al pari del governo Monti? Perchè mai l'integrazione deve per forza passare attraverso l'arma dell'usurpazione del potere popolare?
Per l'opinione pubblica, stupida e stolta italiana, siamo diventati tutti complici, noi immigrati, dello schifo che creeranno questo ministro assieme alla sua banda di mondialisti.

- Vorrei ricordare cosa disse Malcolm X ad un fratello negro che stava esultando per l'acquisto in squadra di un giocatore di colore: "Fratello negro, ci hanno sfruttati, uccisi, sterminati, hanno stuprato nle nostre donne, ci hanno obbligati a lavorare per loro come schiavi e ci hanno sradicati dalle nostre terre per 400 anni....poi fanno entrare un negro in squadra e credono di averci ripagato di tutto"
Ecco perchè lo fanno: la tensione stava salendo troppo, e la paura era che si rivoltassero sia gli italiani, che gli immigrati (i quali costituiscono maggiormente la parte più povera della società), cosa fare? Compriamoci un negro, così quelli sono contenti!

Riflettete amici, riflettete!

Prometeo

lunedì 29 aprile 2013

Eroina del femminismo???....Ma andatevene a fan**lo!


I rapporti sessuali etero sono la pura, formalizzata espressione di disprezzo per il corpo delle donne"

Quella ritratta nella foto non è la sosia non autorizzata di Maga Magò, ma una importante ed influente femminista di nome Andrea Dworkin, (da poco scomparsa) nonchè autrice della frase riportata in grassetto più in alto..
Basterebbe guardare il suo aspetto, senza neppure aver mai frequentato una qualsiasi facoltà di psicologia clinica , per capire da dove provenga il suo odio verso gli uomini e soprattutto verso il "sesso con gli uomini".

[...]il suo ultimo libro, pubblicato nel 2000, Gli ebrei, Israele e la liberazione femminile , in cui sosteneva che anche le donne hanno diritto a un proprio stato
o anche: 
il marito John Stoltenberg, dichiaratamente gay come lei, da un trentennio suo compagno di battaglie
oppure:
Il suo primo libro, pubblicato nel 1974, a 27 anni, fu una chiamata alle armi, « per distruggere il patriarcato e tutte le sue fonti, la famiglia, lo Stato, la conservazione » . Seguì un ventennio di polemiche, che toccarono l' apice nel 1987, quando diede alle stampe Intercourse ( Coito): i critici l' accusarono di equiparare il sesso allo stupro, lei ribatté che il matrimonio era « sesso forzato »
Questa mi tocca particolarmente: 

Trovò un pubblico più ampio all' estero che non in patria, dove il suo estremismo le aveva fatto troppi nemici: « Se volete leggermi -scherzò una volta- dovete andare in Nigeria »

Dopo quest'ultima frase, ed un sonoro: Ma chi te se n'cula (la Nigeria ha già tanti problemi per conto suo), mi congedo e vi lascio con un pensiero:

COMPLIMENTI DONNE!QUESTE SONO LE PERSONE ALLE QUALI AVETE AFFIDATO LA VOSTRA EMANCIPAZIONE!

Prometeo

Usurpazione del potere popolare

Non vale più la pena di parlare di questo o quel governo, di questa o quella riforma, di questo o quel presidente e nemmeno di questo o quel ministro.

La ragione? E' riposta in una pura e semplice domanda?
Avete forse scelto voi gli ultimi due presidenti del consiglio? Li ha forse scelti il popolo?

Questo dalle mie parti (Africa) si chiama usurpazione del potere popolare...e ci sono pochi culi da leccare in questi casi, o opposizioni da formare e neanche manifestazioni da fare per muovere presunte coscienze addormentate...

QUESTI NEL PALAZZO CI SONO ENTRATI ILLEGITTIMAMENTE E NON SE NE ANDRANNO, almeno non con le buone.

Nelle nazioni nelle quali la gente ha ancora gli occhi per vedere, e il popolo non ha il cervello ottenebrato dal calcio, dai videopoker e dalla figa a quintali che gira in tv, queste situazioni si risolvono in una sola maniera....come lo si è sempre fatto dall'alba della civiltà.

Cliccate sul link qui sotto e buona visione

Le Iene dentro la guerra in Siria

Prometeo

Dal Matriarcato alla Guerra dei Sessi

articolo originale su: www.anticorpi.info 

Una delle fissazioni dell'uomo contemporaneo è quella delle modifiche. Consentigli di
modificare qualche cosa, e lo fai felice. Si modificano gli alimenti, il clima, gli attributi sessuali; le fattezze fisiche, gli stati psichici e la stessa macchina biologica umana, in predicato di essere trattata come un hardware upgradabile. E ancora, si riformano istituti come il matrimonio e lo stato sociale, si cambiano le regole a partita in corso, sottraendo ai popoli i diritti e le libertà su cui secoli fa si fece leva per vendere il concetto di democrazia. Si modificano i culti, le ideologie, le costituzioni, le istituzioni.

Ci è stato insegnato che il cambiamento sia intrinsecamente una cosa positiva, che non possa che condurre a conseguenze positive. Un messaggio molto moderno e disinvolto, ma che di questi tempi affascina così tante menti solo perché la cultura dominante ha interesse a presentare ogni cambiamento esaltandone le luci ed occultandone le ombre. Troppo spesso oggi si cambia in funzione degli interessi dei pochi, per officiare riti all'umanesimo bullesco, col sedicente ingegno umano che fa bella mostra di se schiacciando la natura e le tradizioni.

La realtà dei fatti è che non esiste opera di manomissione genetica, fisica, climatica, politica, sociale su larga scala, che non comporti un elevato rischio di peggiorare gli elementi che si propone di migliorare. Quanto più si artefa, quanto più ci si allontana dall'ordine naturale ed esperienziale delle cose, tanto più elevato è il rischio che la natura si metta di traverso fino a provocare un effetto di rimbalzo che riporta tutto al punto di partenza. Ciclicità. Sembra che qualcosa di simile sia già accaduto ad ogni civiltà che ci ha preceduti. Chi detiene il potere conosce il meccanismo, ma non sembra preoccuparsene molto, forse perché è troppo preso dalla idea romantica dicambiare il mondo sulla pelle del mondo; o perché ha fatto i propri calcoli, e la involuzione ad un lontano passato è proprio ciò che si è prefissato di realizzare.

E' sulla base di tali premesse che provo a inoltrarmi nel campo minato del tema della'violenza sulle donne' ed esporre il mio punto di vista sui rapporti tipici intercorrenti tra i sessi all'inizio del 21° secolo.

Cui prodest?

Per inquadrare correttamente un fenomeno bisogna contestualizzarlo. E' necessario perciò premettere che i mass media non supportano coralmente campagne come quella contro la violenza sulle donne, se la cosa non frutti un beneficio per qualcuno dei loro padroni. Questo va capito, per evitare di lasciarsi manovrare come burattini. Proprio ora nel mondo stanno consumandosi molti altri delitti gravi quanto la violenza sulle donne. In milioni si ammalano a causa di ciò che ha tutta l'aria di essere una campagna di sterminio globale; parassiti finanziari si insinuano nelle nazioni e le vampirizzano con la connivenza - più o meno consapevole - della politica, della magistratura e della cultura accademica; strane irrorazioni aeree sono effettuate sulle nostre teste e spacciate per casuali scie di vapore rilasciate dagli aerei di linea; chi non è comprabile o ricattabile è messo a tacere simulandone il suicidio o la morte accidentale... e via dicendo. Eppure non si può dire che i mass media si facciano carico di allestire epiche campagne di sensibilizzazione al riguardo. Tutto ciò significa forse che i mass media sono simpaticamente sbadati? Evidentemente no. E' solo che i loro padroni non nutrono interesse nel sensibilizzare la opinione pubblica in merito a quelle altre casistiche.

Contestualizzazione. 

Nel caso specifico che genere di interesse particolare potrebbe perseguire una tale enorme campagna mediatica contro la violenza sulle donne? Personalmente una idea me la sono fatta. Da oltre mezzo secolo - infatti - i burattinai sono impegnati a innalzare un muro di incomunicabilità tra i generi sessuali, tramite una lunga ed articolata campagna culturale finalizzata alla omogeneizzazione dei ruoli sociali e culturali dei sessi, condizione del tutto inedita che ha finito per generare una gran confusione, competizione e divisione.

Il bug dei bug.

Di questi tempi è grottesco assistere ad eventi mondani in cui i maschietti sono tornati a esibirsi nel baciamano ottocentesco, mentre le femminucce la buttano sul materialismo spinto. Situazioni che esprimono un trend molto ben riconoscibile. Per secoli il genere umano è vissuto appoggiandosi su determinati equilibri. Poi, in una manciata di decenni, ed in particolare dal momento in cui i modelli diffusi dai mass media colonizzarono l'immaginario collettivo, in occidente tali equilibri andarono incrinandosi fino a saltare del tutto. Le ragioni furono apparentemente diverse, ma a ben vedere discesero sempre da 'urgenti esigenze di cambiamento' sollevate dalla comunicazione di massa all'interno di specifiche tipologie umane. 

E' il caso del genere femminile, strumentalizzato in funzione del sabotaggio di quegli equilibri quando si lasciò persuadere che il suo ruolo millenario nella famiglia e nella società fosse qualcosa di degradante e limitante. Non esiste altra realtà al di fuori di quella sistemica. Se non ti misuri nell'arena sei una nullità, fu il messaggio, al quale prontamente seguì la coniazione del termine: casalinga. Così come da millenni i maschi abboccano al retaggio culturale che li induce a considerare le donne cometrofei ed oggetti da collezione (v. correlati), alla donna fu inculcata la convinzione che per realizzarsi avesse dovuto ridisegnare il proprio ruolo sociale, ridimensionando gli aspetti genitoriali e muliebri per misurarsi in ambiti che per secoli furono prerogativa della sua controparte maschile. Per una questione di uguaglianza, ovviamente. Non è vero che tutto ciò che è uguale, uniforme, omogeneo è automaticamente giusto? Se lo dice la tele deve essere vero.

Piccolo inciso: una cosa è la sacrosanta parità dei diritti in qualità di esseri umani e cittadini aventi pari dignità, altra cosa è la equiparazione dei ruoli culturali e sociali. E' anche su tale equivoco che quei furbacchioni dei burattinai hanno saputo fare leva per scardinare il rapporto tra i sessi, passo essenziale dell'iter verso la soppressione della società familiare e dei legami di sangue (v. correlati).

L'abdicazione della matriarca.

Non ho idea se i ruoli consolidatisi attraverso secoli di tradizione (uomini in prima linea, donne nelle retrovie) discendessero a loro volta da campagne di persuasione religiosa o fossero espressione della 'prepotenza' maschile. Né in questa sede mi interessa discutere la loro giustezza ed efficacia, per quanto a mio modesto parere dal punto di vista biologico erano i più 'razionali' e da quello pratico dovrebbe far fede la difficoltà di adattamento delle donne nei ruoli usualmente maschili, e viceversa. Mi preme invece notare come il ruolo ricoperto dalle donne costituiva una condicio sine qua non per il buon funzionamento della intera macchina sociale. E' solo alla luce dei valori inculcati con la cultura della competizione e dell'egocentrismo, che di quel ruolo oggi vengono evidenziati solo gli aspetti costrittivi. Perché quel ruolo lo era, costrittivo, ma era anche molto altro e molto di più. Ciò che sfugge è che in un mondo normale, è logico che le posizioni di elevata responsabilità siano allo stesso tempo costrittive. Fu dal profondo rispetto nutrito dai maschi verso il ruolo femminile nella società familiare (matriarcale per definizione), che scaturirono i modi cosiddetti 'cavallereschi'. Perché le donne oltre che creatrici di vita, erano custodi di coscienze e supreme reggenti delle società familiari, ampie aggregazioni fondate sul legame di sangue, dette anche casati o clan. Le famiglie in definitiva erano come stati nello stato; un firmamento di microcosmi non contaminati dal sistema; tante piccole navi Nabucodonosor, per chi ha dimestichezza con l'immaginario del film Matrix.Gli atteggiamenti cosiddetti 'galanti' in origine non assolvevano scopi seduttivi, ma esprimevano rispetto e ammirazione nei confronti del genere femminile nella sua interezza. In un secondo momento, con l'aiuto dei mass media si è perso il senso, e il tutto è stato ridotto al dongiovannismo.

Inoltre la famiglia tradizionale matriarcale, era il solo 'schema' sperimentato mediante cui donne e uomini 'comuni' potevano mettersi 'in squadra' e sfruttare le rispettive attitudini naturali per tutelarsi reciprocamente dalle trappole sistemiche; compensarsi a vicenda ed in questa veste mettere al mondo ed educare dei figli che una volta cresciuti non fregassero la collettività in cambio di un tornaconto personale. Nuove leve che fossero impermeabili alle squallide lusinghe del Potere. Nel mondo reale, infatti, il Potere esiste, è squallido e ghiotto di coscienze. Il mondo reale non è rosa come un episodio di Desperate Housewifes o Sex and the City.

La posizione della donna era tutt'altro che marginale. Era un ruolo meno 'visibile', ma cruciale. In una intervista pubblicata qualche mese fa su Anticorpi, Martin Pretchel - sciamano maya - narra dei rapporti vigenti nella propria comunità rurale venezuelana, e gli sono sufficienti poche parole per rendere il senso di una società matriarcale:
I cittadini si riuniscono almeno una volta l'anno per lavorare sulle capanne da rinnovare. In quelle occasioni, i bambini piccoli corrono in giro ostacolando il lavoro della gente. Le giovani donne portano l'acqua. I giovani uomini portato le pietre. Gli uomini più anziani impartiscono disposizioni su cosa fare, e le donne più anziane fanno notare agli uomini anziani dove stanno sbagliando. I maschi agiscono, le femmine assistono e supervisionano. La sinergia produce il risultato.

Ciò detto, chi occupa da secoli il vertice di qualcosa che tende a funzionare, non dovrebbe lasciare sguarnita la propria posizione senza prima soffermarsi a riflettere sulle conseguenze che ciò comporterà sulla intera baracca. Ma nel secolo scorso la ingegneria sociale come sempre prevalse, e le donne si lasciarono convincere di meritare 'qualcosa di più'; sto parlando del frutto proibito di cui per secoli si erano cibati solo i maschi, ossia il denaro, che il sistema ci ha costretti ad associare alla idea di libertà. Discorso maschilista? Misogino? Non credo. So che in epoche e contesti diversi entrambe i sessi hanno concorso alla realizzazione della situazione di degrado e scacco politico in cui annaspa l'odierna società occidentale. (v. correlati). Ci siamo fidati troppo, di troppe persone sbagliate. Ci siamo spinti troppo oltre e abbiamo lasciato scoperte le retrovie. Pessima mossa.

Sinergia.

Avete presente l'espressione 'la mia metà', quando ci si riferisce al rispettivo partner? O il proverbio secondo cui dietro qualsiasi grande uomo vi sia sempre una grande donna? Ebbene, quelli che suonano come luoghi comuni, in realtà esprimono una verità. Il film sul regista Alfred Hitchcock, uscito in questi giorni nelle sale, è il più fresco tributo a questa verità, ma esistono decine di altri esempi illustri. In assenza di una controparte femminile avulsa dal sistema, estranea alle logiche sistemiche, e che lo ami e lo educhi come madre e poi lo ispiri ed affianchi come compagna, nessun uomo sarà mai in grado di sviluppare quel grado di completezza intellettuale e spirituale, autonomia e autostima che lo rendano capace di ascoltare la coscienza, dunque di agire per migliorare il mondo. Con ciò intendo dire che soltanto i maschi possiederebbero i numeri per rendersi utili alla causa? Niente affatto: sto dicendo che la natura ha organizzato le cose in modo tale che ad ognuno spetti un compito ai fini dello equilibrio generale; dico che se separati, in competizione o in conflitto, tanto gli uomini quanto le donne finiscono per sposare le logiche sistemiche e diventarenocivi per il bene comune. Altra cosa ben nota a chi detiene il potere.



Vogliamo davvero dare retta a chi afferma che la storica preponderanza di eccellenze maschili in ogni campo dipenda da una inferiorità delle donne rispetto agli uomini, o che il sesso femminile sia stato boicottato da un complotto maschilista? La verità è che l'unica cosa oscurata è il concetto di sinergia tra i sessi; connotati complementari che integrandosi generano un'alchimia benigna per l'intera collettività. Ben pochi dei grandi uomini che contribuirono ad elevare la condizione umana sarebbe stato tale senza l'apporto culturale e spirituale, l'amore ed il supporto di una madre prima ed una compagna poi. Insomma, un tempo il maschio si prendeva gli onori, ma la realtà dei fatti, ben nota a chiunque avesse un briciolo di sale in zucca, era che il 'grande uomo' sotto i riflettori era solo la punta di un iceberg. Che le cause della grandezza di quel tale uomo fossero da ricercare oltre la sua persona, in quell'impianto umano che lo aveva formato e poi guidato e sostenuto fino al traguardo. Quell'impianto era la famiglia, 'regno' governato non da un uomo ma da una donna, la mater familias. Oggi invece non ci sono onori da tributare perché i massimi esponenti di ogni ambito occidentale sono mezze figure cresciute senza il supporto di una guida credibile che fungesse da filtro per le balle con cui sono stati bersagliati fin dall'infanzia.

La cultura dominante oggi narra che prima del movimento di emancipazione le donne fossero molto infelici, violentate e schiavizzate dai compagni e mariti. Ma è possibile che ci abbiano messo migliaia di anni a reagire a questo stato di cose? Non è forse più razionale ritenere che un tempo il fenomeno delle vessazioni sulle donne fosse molto più contenuto, in quanto il genere maschile era molto più equilibrato? E perché il genere maschile era più equilibrato? Forse perché non era stato cresciuto a pane e sistema.

Causa ed effetto.

Purtroppo gli episodi di violenza che sempre più spesso vedono coinvolte le donne, hanno origini lontane, e - detto senza intenti polemici - rappresentano una delle più eclatanti dimostrazioni della legge di causa ed effetto, altrimenti detta karma. Non ho mai udito una donna anziana 'normale' - cioè non appartenente ai surrogati di esseri umani che hanno soffocato le loro coscienze in cambio di soldi e potere - lamentarsi della condizione femminile negli anni '30. Però mi è successo più di una volta di udire donne anziane 'normali' lamentarsi della condizione delle donne odierne. E' un caso che chi ha esperienza si esprima in questi termini? E' per via della sua mentalità arretrata? Già. Ma chi ci dice che la nostra sedicente mentalità evoluta sia frutto di uno spontaneo processo evolutivo, e non di una serie di campagne culturali e mediatiche allestite da chi ha poco a cuore il nostro interesse e molto l'esigenza di manovrarci per marcarci sempre più stretti? Ricordiamo che ciò che definiamo 'mentalità arretrata', per il solo fatto di non essersi sviluppata sotto il martellamento mediatico, è da ritenersi ragionevolmente più affidabile di una mentalità 'formatasi' in mezzo ad ogni sorta di campagna di ingegneria sociale e culturale.


Oggi il mondo è sempre più popolato da adulti immaturi, puri concentrati di ego e false convinzioni, che sono stati bambini cresciuti da genitori poco presenti. Bambini che - mentre i genitori sono impegnati a rincorrere le loro illusioni o a struggersi per le loro 'inadeguatezze' - si formano assorbendo il puro concentrato di escrementi culturali prodotto ogni giorno dai mass media. Questi ultimi alimentano la pretesa di una esistenza da cui si possa trarre un romanzo d'appendice, e la depressione, il cinismo, il disprezzo diventano i mesti punti d'arrivo il giorno in cui si prende atto che quel modello filmico per noi (e chiunque altro, se è per questo) non si avvererà. Ed ecco che sempre più spesso l'assenza di una sana struttura morale trasforma la frustrazione in violenza, ogni tipo di violenza, non esclusa quella su se stessi.


Chi usa violenza su una donna è anch'esso figlio di una donna. Fintanto che simili episodi erano sporadici, ci si poteva illudere che il fenomeno fosse ascrivibile alla patologia psichica di un singolo individuo. Ma oggi il problema è troppo ampio per non imputarlo ad un profondo scompenso antropologico. In qualsiasi modo la si metta, a me sembra che sia andato sviluppandosi di pari passo alla presa in consegna delle menti giovani da parte della comunicazione di massa, avvenuta in gran parte per via della assenza del supporto di una famiglia degna di questo nome.

La collettività ha bisogno che la famiglia torni ad essere ciò che fu. Perché laddove la famiglia non fortifica, il sistema corrompe. Nel mondo moderno la sana ignoranza è bandita. La scarsa attenzione dedicata ai giovani nelle famiglie odierne - unita alla caduta in desuetudine dei precetti religiosi (che per quanto male se ne possa dire, avevano un senso in questo mondo) - si rispecchia nella brutalità denotata da molta umanità odierna.

Fintanto che uomini e donne occidentali proseguiranno a sguazzare entrambi nelle logiche sistemiche, a non collaborare seriamente, prioritariamente nella formazione dei giovani, a sottrarre energie ai rapporti umani e alla esistenza reale per sacrificarli sull'altare del sistema, la società non tornerà a produrre generazioni capaci di fare realmente gli interessi della collettività. E dato che al momento le possibilità che ciò accada sono quasi nulle ... fate vobis.

Concludendo.

La 'violenza sulle donne' credo sia solo una chiave di lettura, limitata, capziosa, di un male sociale di più ampia portata. E' ciò su cui i fidi mass media sono stati incaricati di puntare i riflettori con lo scopo di portare avanti l'edificazione della incomunicabilità tra i sessi. Ma la violenza può scatenarsi anche all'interno di coppie gay (link). Può essere perpetrata da una donna nei confronti del proprio uomo (link) o del proprio bambino. Per non parlare di quella tra maschi adulti. Questo perché il problema non è il sessismo; la vera ragione di tale esplosione di ottusità va ricercata altrove, e più precisamente in una cultura dominante votata a inoculare i virus dell'egoismo, della intolleranza, del disprezzo e della superficialità in ogni relazione umana, compresa quella tra i sessi, e perfino quella che dovremmo intrattenere con ... i nostri stessi avi.


Coi loro metodi striscianti ci sussurrano che i nostri antenati, dato che non avevano la televisione, internet e le automobili, fossero dei grezzi senza cervello. Che le loro tradizioni fossero solo il frutto di vacue superstizioni. Ci ripetono che il cambiamento sia per definizione una cosa positiva, e che qualsiasi cosa sia modificabile, debba essere modificata. Ma siamo sicuri che sia lecito modificare i geni, oppure il clima, o gli stati d'animo? Demolire usi e consuetudini dettati dalla natura, consolidati da secoli di esperienza e poi tramandati dai nostri antenati? I tiranti sono prossimi alla massima trazione; non udite lo scricchiolio? Non è più così lontano il giorno in cui in nome del cosiddetto 'progresso', saremo sbalzati al punto di partenza, con buona pace dei burattinai e del loro idealismo spacciato per illuminazione.

Questo post è dedicato a Cinzia e Francesco. Forza ragazzi, insieme ne uscirete.

martedì 23 aprile 2013

IL NEMICO OCCULTO - Documentario Sulla Questione Ebraica

Quando Napolitano prendeva i soldi da Berlusconi



1987, Berlusconi finanziava la corrente PCI di Napolitano. Una storia che arriva fino a noi.

Nei mesi scorsi sono arrivate due significative dichiarazioni di Massimo D'Alema e Piero Fassino che difendevano il diritto del PDL ad essere ammesso alle elezioni regionali in Lombardia. Eppure la possibilità di far fuori il PDL, in una regione chiave del paese, era concreta e persino perfettamente legale.
Come mai tutto questo fair play da parte degli esponenti PD provenienti dall'esperienza del PCI?
E come mai questo fair play si esercita in Lombardia, nel cuore del potere berlusconiano?
Certo al PD il decreto "interpretativo" non piace, preferiva altre soluzioni per salvare il PDL e l'ha fatto capire D'Alema all'Ansa. Si trattava come sempre, per il partito di Bersani, di conciliare il conflitto contingente con il PDL con alcune intese di fondo con il centrodestra.
Intese che furono ricordate un giorno in aula da Luciano Violante che, indispettito dal comportamento del centrodestra, disse che se le cose continuavano in quel modo il centrosinistra avrebbe toccato le televisioni di Berlusconi. "Non l'abbiamo mai fatto per gli accordi che sapete" disse l'ex presidente del senato, facendo capire la portata della minaccia ma anche l'importanza degli accordi. Quegli accordi che formano la costituzione materiale della seconda repubblica. Quelli che portano a dire agli esponenti del PD che l'antiberlusconismo non è un valore. Capire quali in fondo non è difficile. Basta aprire il giornale la mattina.


Ma in quali radici affondano le intese tra reduci del PCI e Berlusconi? 

Temporalmente parlando si risale a prima della caduta del muro di Berlino. A quando, secondo la storia alla Orwell di oggi, il PCI prendeva montagne di rubli da Mosca e Berlusconi sosteneva il mondo libero. 
Ma rubli e "mondo libero" sono questioni degli anni '50 mentre negli anni '80 l'integerrimo anticomunista Berlusconi il PCI lo finanziava eccome. E finanziava proprio la corrente del PCI di Giorgio Napolitano, per capire come i protagonisti del decreto di oggi non solo si conoscano da tempo ma abbiano storiche intese suggellate da finanziamenti e da convergenze di interessi di potere.
Del resto, proprio nel 1987 a Roma il PCI organizzò un convegno sul futuro della televisione italiana. I tre principali relatori furono Massimo D'Alema, Walter Veltroni e..Silvio Berlusconi. Il quale, lungi dallo scatenarsi contro i comunisti, fece una relazione densa di elogi verso il PCI per il ruolo che questo aveva assunto per lo sviluppo della comunicazione e del pluralismo in Italia.
Per capire il clima dell'epoca è utile la lettura di un libro Il Baratto (Il PCI e le televisioni: le intese e gli scambi fra il comunista Veltroni e l’affarista Berlusconi negli anni Ottanta. Kaos edizioni, 2008) di Michele De Lucia.
E soprattutto sono utili gli estratti del libro per comprendere subito i rapporti materiali ed ideologici che intercorrevano tra Napolitano e Berlusconi nel 1987.
Materiali, perchè la Fininvest finanziava con la pubblicità la strategica corrente milanese di Napolitano, ideologici perchè la corrente di Napolitano magnificava il tipo di capitalismo rappresentato dal cavaliere di Arcore.
Questo per far capire la storia reale d'Italia, le radici antiche delle intese tra Berlusconi ed i reduci del PCI e per comprendere che se l'Italia si vuol liberare dal ducetto di Arcore deve anche tagliare le antiche radici di certi accordi. Che rappresentano una assicurazione sulla vita per Berlusconi e sulla carriera per i personaggi appena citati.



ALCUNI STRALCI DEL LIBRO

Napolitano viene da lontano. Era migliorista e berlusconiano. Gli articoli del suo settimanale "Il Moderno" (con pubblicità Fininvest anni '80) superano persino le poesie di Bondi al "caro leader".

"Ad aprile del 1985 esce a Milano il primo numero de Il Moderno, mensile (poi settimanale) della corrente “migliorista” del Pci (la destra tecnocratica e filo-craxiana del partito, guidata da Giorgio Napolitano). Animato da Gianni Cervetti… all’insegna dello slogan “l’innovazione nella società, nell’economia, nella cultura” (p. 104)."

"Intanto a Milano il numero di febbraio 1986 de Il Moderno… scrive che “la rivoluzione Berlusconi [è] di gran lunga la più importante, cui ancora qualcuno si ostina a non portare il rispetto che merita per essere stato il principale agente di modernizzazione, nelle aziende, nelle agenzie, nei media concorrenti. Una rivoluzione che ha trasformato Milano in capitale televisiva e che ha fatto nascere, oltre a una cultura pubblicitaria nuova, mille strutture e capacità pro­duttive” (p. 115)".«Il numero di aprile 1987 ... esce con un’intera pagina pubblicitaria della Fininvest. È la prima di una lunga serie di inserzioni pubblicitarie dalla misteriosa utilità per l’inserzionista, dato che il giornale è semi-clandestino e vende meno di 500 copie… Intanto uno dei fondatori del Moderno, l’onorevole Gianni Cervetti, alla metà di aprile è di nuovo a Mosca… E il 18 aprile l’a­genzia Ansa da Mosca informa che in Urss, insieme al compagno Cervetti, c’è anche Canale 5… (pp 126 -- 127)"."A giugno 1989 ... pubblica un megaservizio su Giocare al calcio a Milano. Con un panegirico sul Berlusconi miracoloso presidente milanista che “ha cambiato tutto: adesso la sua squadra è una vera e propria azienda,” e così via. Il giornale della corrente di destra del Pci è ormai un bollettino della Fininvest, e le pagine di pubblicità comprate dal gruppo berlusconiano ormai non si contano (p. 148)".(*)

(*) Testi tratti dal libro: "Il Baratto" dal blog www.dirittodicritica.com.

Articolo tratto da Senza Censura

mercoledì 17 aprile 2013

L'IMPOSSIBILITA' DI DARE CONSIGLI UTILI

La difficoltà di elargire consigli realmente costruttivi per il nostro interlocutore, si trasforma in impossibilità col crescere delle problematiche correlate alla questione in oggetto, ma soprattutto col diminuire della nostra capacità di affrontare i nostri problemi con forza di volontà.


Il background psicologico di ogni essere umano è costituito anche (e forse in quantità predominante) dal modo in cui ognuno si è trovato a superare i problemi che di volta in volta hanno impedito il nostro sereno proseguire.

La maggior parte delle persone che popolano questo pianeta, vive una vita "altra", piena di scontentezze e di insoddisfazioni, rimpianti e frustrazioni, dimenticandosi di essere gli unici e soli fautori del proprio destino.
Questa mancanza li porta ad un atteggiamento prevalentemente autocommiseratorio, antitesi quindi della forza di volontà; atteggiamento che preclude loro l'unica verità, l'unica via di fuga verso la propria consapevolezza: siamo noi gli autori del nostro dolore e molto spesso siamo complici del dolore altrui.

Ogni volta che compiamo o no un gesto, che diciamo o no qualcosa, che reagiamo o no ad una situazione, facciamo una scelta. Bene, tutto ciò che noi pensiamo ci accada, è in realtà dipendente da quelle nostre scelte, e in alcuni casi nè è la logica conseguenza.
L'assunzione di questa semplice regola è alla base di una vita responsabile, consapevole e quindi inevitabilmente felice.

Ma come ho affermato poco sopra, le persone tendono a commiserarsi e quindi ad autoconvincersi che le cose accadano loro per caso (fortuna o sfortuna, dipendentemente dalla loro indole) sollevando loro stessi inconsciamente da ogni sorta di responsabilità, non accettando le conseguenze delle proprie azioni fino, quindi, a sentirsi vittime di un fato avverso che ha manipolato loro e le persone attorno a loro.

All'interno di uno scenario siffatto è facile scorgere una seconda regola: chi non riesce a vedere le conseguenze delle proprie azioni, non può vedere quelle delle azioni altrui.

fine prima parte...

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I Diritti Umani non dovevano esistere. Non li meriti. - di Paolo Barnard


E’ stata la pensata peggiore della Storia. L’idea che tu abbia dei diritti dalla nascita. I Diritti Umani. No, no, e no.

Noi abbiamo solo i diritti per cui siamo disposti a combattere e per cui abbiamo combattuto.



Finisci in ospedale con un cancro e ti metti a sbraitare che ci sono liste d’attesa o che non ti fanno la morfina. Ti sta bene. Tu dici di aver diritto alla salute. Sai, hai 67 anni e per 50 di questi 67 che cazzo hai mai fatto per la Sanità? Ti sei mai occupato di morte e del morire? Hai mai lottato un solo giorno per capire come funziona il sistema? Hai mai voluto occuparti di malattia? No, ti toccavi i coglioni al solo sentirne parlare. Ora hai un cancro, cazzi tuoi. Crepa e soffri, te lo meriti. Sai, quelli come Bruna B. che invece se ne sono occupati da sempre, oggi sono ridotti al lumicino, li hanno massacrati di cause, di umiliazioni, sono soli, derisi.


Tuo figlio è stato picchiato a morte dalla Polizia. Ti sta bene. Tu dici di aver diritto al rispetto dei diritti umani. Ma che cazzo hai mai fatto per capire come sradicare il fascismo dalle forze dell’ordine? Te ne sai mai occupato? No. Bene. Zitto e passi lunghi e ben distesi. Sai, quelli come Samantha Comizzoli che invece se ne sono occupati da sempre oggi sono ridotti al lumicino, li hanno massacrati di cause, di umiliazioni, di minacce.


Oggi la tua aziendina sta fallendo, le banche ti snobbano e non c’è domanda di prodotti. Tu dici di aver diritto al reddito. Ti vuoi suicidare dietro al capannone? Ottimo, fallo e non rompere più i coglioni con le tue lagne. Ti sei mai occupato di economia? Noiosa eh? Hai mai dato una lira e quei pazzi che già 20 anni fa rischiavano il culo per denunciare i Poteri sovranazionali? Hai mai voluto spendere una singola domenica a leggerti, che so, Keynes? Nooo, la domenica c’è la Juve. Ok, fottiti. Sai, quelli come Parguez che invece se ne sono occupati da sempre, oggi sono ridotti al lumicino, li hanno isolati, hanno perso il reddito, la carriera, tutto.

Che merda vivere con la Mafia eh? Tu dici di aver diritto alla sicurezza. Ma fammi capire: conosci Peppino Impastato? Perché tu sei lì a casa e lui è morto? Hai mai fatto una fiaccolata per lui? No? Allora vai a fare in culo vigliacco. I popoli, quando i coglioni li avevano, si sono sempre liberati dalla tirannide da soli, col proprio sangue. Hai paura? Ok, crepa da vile “ominicchio”, e Peppino ti piscerà in testa da lassù.

Non abbiamo nessun diritto, se non quelli per cui abbiamo combattuto. 
Basta vivere a scrocco del coraggio, del sacrificio, della rovina, della morte di quelli che sono vissuti per dare a te i tuoi fottuti diritti. Non li hai. Non devi averli. Povero stronzo. Povera stronza.

L'idea stessa che uno/una abbia diritti dalla nascita porta a una sola cosa: che uno/una passi la vita a fare un emerito porco egoista cazzo per la comunità, tanto... ci sono i diritti, vero? No. Non ci sono. Tutto quello che ti capita, di male, te lo meriti. Crepa. Le eccezioni a questo sono nell'ordine dello 0,2% di voi stronzi. Per loro le lacrime non saranno mai sufficienti.