martedì 22 maggio 2012

GLI ARCHETIPI, LE FORME ED IL SIMBOLISMO NELLE FIABE PER BAMBINI

L'archetipo (dal greco ὰρχέτῦπος ossia archè: originale e tipos: modello, marchio, esemplare) è la forma preesistente e primitiva di un pensiero presente nell'incoscio umano.
Gli archetipi, presenti indistintamente in tutte le civiltà e culture del nostro pianeta, a prescindere dalla latitudine o dal periodo storico( o preistorico), vengono espressi e rappresentati da immagini diverse che prendono il nome di forme.
Le forme sono gli elementi essenziali che compongono il simbolo, che assieme ad altre forme ed altri simboli vanno a formare ciò a cui le società hanno dato il nome di mito.

Dal mito deriva la FIABA.

E' opinione comune che le fiabe siano pensate per i bambini, ma questo rappresenta un errore di valutazione e comprensione del fenomeno.
Le fiabe nascono, nella tradizione orale, per tramandare archetipi sociali, psicologici ed onirici attraverso l'uso di simbolismi fortemente legati alla sfera emozionale.


GLI ARCHETIPI DELLE FIABE 

L'archetipismo presente nella fiaba è facilmente individuabile nella struttura della fiaba stessa:

- I personaggi sono indeterminati e vivono in luoghi non ben precisati (ad esempio: "in un paese lontano...")


- I fatti sono spesso inverosimili e completamente lontani dalla realtà, ma coerenti con la logicità del racconto stesso. Tali fatti rappresentano le personificazioni di concetti archetipici astratti, come la paura, il dolore, la morte, l'amore, l'amicizia, etc...


- Nei personaggi e nei luoghi è presente un netto dualismo: Bene o Male, Luce o Tenebre, Caldo o Freddo, ed in nessun personaggio possono coesistere entrambe le forme dualistiche in quanto non esistono vie di mezzo e la verità è sempre e solo dalla parte del Bene.


LA FIABA COME RAPPRESENTAZIONE DELL'INCOSCIO (CATARSI)


Anche il TEMPO nelle fiabe è indeterminato, come d'altronde i personaggi ( "c'era una volta..." "e vissero PER SEMPRE felici e contenti"...etc). 
L'indeterminazione  temporale del mondo fiabesco ha le caratteristiche proprie del SOGNO, in quanto il sogno è il non luogo dove gli archetipi umani, dopo essersi materializzati nell'inconscio, prendono vita e forma propria, divenendo simboli.


Sigmund Freud in "L'interpretazione dei sogni" asserisce che le forme archetipiche dei desideri istintuali più reconditi di ogni essere umano, si ripropongono nei sogni.

Il primo è il sogno in cui ci si trova nudi in compagnia degli altri, che secondo Freud nasce dal desiderio infantile di spogliarsi davanti ai genitori e che produce una sensazione di piacere e che darebbe origine alla fiaba de I vestiti nuovi dell'imperatore, di Hans Christian Andersen.
    Il secondo esempio riguarda il sogno della morte di un familiare amato, che Freud collega al desiderio inconscio del ragazzo di uccidere il padre per prenderne il posto accanto alla madre, o viceversa. Da qui nascerebbe la favola di Edipo, di Sofocle.

La fiaba ha, quindi, anche il compito di trasformare tutti questi desideri istintivi in insegnamenti per l'emancipazione del bambino, svolgendo quindi una funzione catartica (purificazione dai mali interiori).


LA FIABA: IL PERCORSO INIZIATICO PER ECCELLENZA


Nel 1949 Vladimir Propp pubblica "Le radici storiche dei racconti di fiabe", nate da un attena e profonda ricerca sulle radici e le origini dei racconti fiabeschi.

La conclusione che Propp raggiunge attraverso un lungo esame analitico è che per la maggior parte gli elementi costitutivi delle fiabe debbano farsi risalire a riti e miti "primitivi" (del regime del clan), e più specialmente al "ciclo d'iniziazione" e alle "rappresentazioni della morte". Le fiabe popolari, soprattutto quelle di magia, sono quindi il ricordo di una antica cerimonia chiamata rito d'iniziazione che veniva celebrata presso le comunità primitive. Durante questo rito veniva festeggiato in modo solenne il passaggio dei ragazzi dall'infanzia all'età adulta. Essi venivano sottoposti a numerose prove con le quali dovevano dimostrare di saper affrontare da soli le avversità dell'ambiente e di essere pertanto maturi per iniziare a far parte della comunità degli adulti. Dopo le prove, i ragazzi e le ragazze, come in una rappresentazione teatrale guidata spesso da uno stregone, dovevano "morire" per celebrare la morte dell’infanzia. 


Col passare del tempo, i riti di iniziazione sono andati perduti ma le loro forme archetipiche sono rimaste invariate, dando vita quindi a nuovi simboli ad esse associate da cui poi sono derivati i miti e le fiabe.

Propp infatti individua uno schema( Schema di Propp) comune in ogni fiaba:


Equilibrio iniziale (inizio);
Rottura dell'equilibrio iniziale (movente o complicazione);
Peripezie dell'eroe;
Ristabilimento dell'equilibrio (conclusione).


A creare poi l'intreccio della fiaba sono 31 funzioni comuni che egli individua in ogni racconto.


A mio parere i più importanti momenti che attraversa l'eroe possono essere riassunti  in uno schema da me ideato sulla base degli studi di Propp che chiamerò SCHEMA B:


- ALLONTANAMENTO (inizio del cammino dell'eroe)
- INFRAZIONE DI UNA REGOLA  (fa entrare in gioco l'antagonista)
- RICERCA DELL'OGGETTO MAGICO E CONSEGUENTEMENTE DEL NEMICO (è quasi  sempre l'eroe che raggiunge il nemico per la lotta finale)
- LOTTA
- MARCHIATURA (l'eroe viene ferito e rimane vittima di un incantesimo)
- TRASFIGURAZIONE (cambio di immagine: l'eroe diviene più bello, guarisce da una situazione spiacevole, cambia vesti o acquisisce una nuova abilità)
- VITTORIA
- MATRIMONIO O INCORONAZIONE (raggiungimento della ricompensa)


LE FIABE ED IL LORO INSEGNAMENTO ESOTERICO. IL PRINCIPIO DI ANALOGIA E CORRISPONDENZA


Lo schema di Propp individua una struttura dai tratti profondamente esoterici.
L'iniziazione in sè, di cui abbiamo parlato nel paragrafio precedente, rappresenta la scoperta per eccellenza dei misteri esoterici di cui la fiaba rappresenta l'Allegoria Ermetica.


In alchimia il concetto di GRANDE OPERA definisce il processo attraverso il quale l'essere umano può arrivare ad autorealizzarsi, cioè a divenire cosciente della propria Realtà Spirituale.
Essa può riassumersi in quattro passaggi principali:

Equilibrio iniziale
Nigredo o opera al nero, in cui la materia si dissolve, putrefacendosi
Albedo o opera al bianco, durante la quale la sostanza si purifica, sublimandosi
Rubedo o opera al rosso, che rappresenta lo stadio in cui si ricompone, fissandosi



Questi quattro passaggi ricalcano perfettamente il precedente SCHEMA DI PROPP.

Per il principio di Analogia e Corrispondenza: apprendere, quindi, le tappe che dall'infanzia portano il bambino a divenire adulto, crea inconsciamente nel bimbo la consapevolezza del percorso da fare per superare le difficoltà che da adulto troverà nel cammino dell'autorealizzazione.
Gli archetipi del coraggio, dell'allontanamento, dell'amore e della difficoltà saranno indiscutibilmente presenti nel corso della sua vita, ed in maniera particolare nel compimento della GRANDE OPERA ALCHEMICA.
Rudolf Steiner, pioniere dell'antroposofia affermava che le fiabe servissero al bambino per risvegliare l'anima.


INTERPRETAZIONE ESOTERICA DELLE FIABE
da Sara Foti Sciavaliere


Biancaneve e i sette nani
È questo uno degli esempi più significativa. Di fatto la fiaba della nota principessa avvelenata dalla strega-matrigna con una mela pare riprendere alcuni concetti fondamentali delle antiche discipline esoteriche. “Biancaneve e i sette nani” dei Grimm - che, a loro volta, probabilmente, la ricavarono da miti più antichi - , tra i suoi significati ripropone il tema della creazione e della nascita del tempo. Essa fu poi ripresa dal padre dell’animazioone, Walt Disney che, da studioso di esoterismo (pare sia stato un adepto della Massoneria), vi riconobbe la rappresentazione del sistema solare e diede ai nani dei nomi significativi e per nulla casuali. È quanto spiega anche il fisico Vittori Marchi nel suo libro “La scienza dell’Uno”.
Il primo della serie è Dotto, in inglese Doc, che rappresenta il sole, dunque la luce, il giorno del sorgere della vita e della veglia. Poi c’è Mammolo, in originale Bashful, ovvero il timido, che rispecchia, invece, l’aspetto femminile, quindi la luna e il giorno della settimana del lunedì. Brontolo, Grumphy, l’irritabile, è Marte (martedì), Cucciolo, Dopey, piccolo e giovane, è Mercurio (mercoledì), dio portatore dell’informazione segreta. A questi si aggiungono, Gongolo, Happy, il gioviale, che rappresenta Giove (giovedì), Eolo, Sneezy, custode dei venti per Venere (venerdì) e infine Pisolo, Sleepy, che trova in Saturno – sabato – il giorno del sonno e del riposo.
Biancaneve sarebbe l’ottavo elemento della storia. Otto è il numero della totalità e, nella sua rappresentazione grafica riflette il senso di un tempo che si riproduce in un eterno, ma mai ripetibile, ritorno. Sette degli elementi che fanno parte di questo scenario del mondo appartengono a una dimensione, per così dire, “ordinaria”, l’ottavo a una dimensione “straordinaria”.
I sette nanetti vivono da sempre nel bel mezzo del bosco, simbolo del mondo conosciuto. In esso, prima dell’arrivo di Biancaneve, l’azione, la rappresentazione della vita è ancora inespressa, il tempo ancora non esiste, essendo ogni cosa immersa in un eterno privo di ciclicità. L’arrivo della ragazza dà inizio al tempo trasformando il “C’era una volta” – tempo anteriore al tempo – in tempo storico, e innescando un processo di creazione che movimenta la staticità della ristretta realtà del bosco e porta in atto i sentimenti e con essi l’amore. Con l’innescarsi della vita compare, ovviamente, anche la morte e con essa la rinascita, mentre l’eternità cede il passo al tempo che da lineare si fa circolare.
La Matrigna non è altro che la Matrix, l’illusione, il simbolo delle forze oscure che si oppongono all’ordine dell’esistenza dell’Universo e che trae in inganno facendo scambiare una minima parte con il Tutto. La Matrigna precipita la protagonista nel torpore del sonno, cioè della non conoscenza, proprio del mondo dell’apparenza, ma Biancaneve riprenderà i sensi, destata dal richiamo della coscienza e trasforma il microcosmo dei nani in una dimensione prodigiosa.



Cappuccetto Rosso
 Ricordando che le discipline esoteriche sono legate a iter iniziatici, un livello interpretativo delle fiabe è quello implicazioni psicologiche e sociali, poiché come è stato già sottolineato in articoli precedenti, le fiabe suggeriscono gli input per affrontare le tappe dell’infanzia che conducono all’età adulta. “Cappuccetto Rosso” è ricca di simbolismi legati all’iniziazione.
La prima cosa di cui ci si accorge è che il mantello rosso viene donato alla protagonista dalla nonna, ma questo personaggio dovrebbe essere visto non tanto come una figura parentale, quanto una posposizione nel futuro della figura della ragazzina stessa. Di fatto la nonna, ormai passata la soglia della maternità, e diventata anziana, avendo compiuto il proprio dovere femminile in quella che è pur sempre una narrazione che viene da un ambiente rustico e dalle vedute limitate, ossia quello di fare figli, compie un “passaggio di testimone”.
Il lupo invece raffigura chiaramente una potenza demonica, il cui scopo è deviare la ragazzina dall’obiettivo principale dell’esistenza (che qui si tratta semplicemente di un normale processo di crescita, ma che nei riti iniziatici dell’esoterismo, e dell’Alchimia in particolare, si chiama Grande Opera), facendo in modo che Cappuccetto Rosso prolunghi il più possibile il soggiorno nell’infanzia, malgrado il colore rosso sottolinei l’ingresso alla pubertà. In questo modo, il lupo potrà, all’insaputa della protagonista, divorarne il futuro.
In seguito, l’incontro con il lupo che ha ormai divorato la nonna si configura come l’emergere della consapevolezza tardiva di Cappuccetto Rosso di aver fallito il proprio incarico terreno e l’avvento del cacciatore segna la fine naturale della vita di Cappuccetto Rosso ma anche la sua rinascita in un’altro corpo. Infatti non ora è il lupo ad assumere l’aspetto di madre, e la ragazza riemerge dal suo ventre insieme alla nonna, ovvero risorge a una nuova possibilità di crescita, che sarà segnata dall’avere appreso la lezione nella vita precedente.



DIETRO LE FIABE


Le fiabe quindi non sono unicamente cibo per la fantasia dei bambini, ma rappresentano una chiave essenziale per l'interpretazione in chiave simbolica di archetipi appartenenti tanto al bambino quanto all'adulto.
Archetipi che oltre a segnare un percorso di crescita o autorealizzazione durante l'evoluzione dell'essere umano (inteso come individuo ma anche come civiltà)  codificano nel simbolismo tipico dei percorsi ermetico-misterici, ricalcando passo per passo ogni fase del lungo cammino esoterico dell'illuminazione.

Concludo citando la scrittrice Maddalena Lena:

“Cappuccetto rosso”, “La bella addormentata“ e fiabe consimili ad esempio non vanno raccontate a bimbi piccini al di sotto dei tre, quattro anni giacché il profondo esoterico significato di evoluzione dell’Io e della sua vittoria sulle parti costitutive inferiori dell’essere umano in esse contenuto, non appartiene ancora alla maturità dei bimbi di quella età, proprio come non apparteneva ad un’Umanità primitiva.
Occorre, in altre parole


                                                           fine


Prometeo

13 commenti:

Santaruina ha detto...

E' proprio vero che le fiabe "per bambini" non vengono considerate nella loro profonda ricchezza, di cui in questo articolo si tratta.

E' un mondo davvero vasto, che parla un linguaggio eterno..

Sono interessanti anche gli studi di Giusepe sermonti a proposito, raccolte nel libro "Fiabe del sottosuolo".

A presto :-)

Prometeo ha detto...

Grazie mille per le dritte.
Ora mi farò una scorpacciata!!

A presto!

magomerlino2023 ha detto...

Gentilissimo,

Ti ringrazio del Giudizio estremamente positivo che hai dato a quanto da me scritto, umilmente, sul Blog.
Per contro, ho visitato il Tuo ed, onestamente, devo complimentarmi, non certo per "mera forma di ricambio della cortesia", ma per principio di onestà intellettuale e quant'altro. Sono felicissimo che ai nostri giorni, un giovane di 25 anni (avevo pressapoco la Tua età, quando iniziai questo Percorso, ben 34 anni or sono) si dedichi a tali forme di Conoscenza e Cultura, piuttosto che ai videogiochi, ed a quanto di più esecrabile la società dei consumi si porta appresso. Ho letto con molto interesse quanto da Te scritto e devo dire che non posso non condividerne i contenuti ed i significati. Io stesso, nella trattazione che continuerò a portare avanti, mi ero riproposto di dedicare qualche capitolo a tali argomentazioni. Anche altre fiabe, che poi vedremo, come il Gatto con gli stivali, Hansel e Gretel, Il Piffero Magico, ecc. si portano in grembo passi di Alta Iniziazione. Resto a Tua disposizione per qualsiasi cosa possa esserTi utile, della mia modesta Cultura, augurandoTi di fare sempre più e sempre meglio, in un Percorso che certo non porta utilità di vita pratica, ma che certamente consente di accedere alla Conoscenza ed al Sapere, uniche vere Finalità di un Essere Umano, del quale ormai si è persa totalmente o quasi la Memoria.

Un Caro Abbraccio, Pino Cosentino

Viator ha detto...

ciao prometeo, personalmente condivido il senso del post solo in parte. fatico a convincermi che la funzione delle fiabe sia universalmente benigna, come ipotizzi in questo tuo ottimo articolo. la mia idea è che - come nel caso della favola di pinocchio (http://www.anticorpi.info/2010/05/pinocchio.html) - esistano almeno due distinte chiavi di lettura di ogni fiaba classica, e che quella prevalente, che raggiunge la maggior parte degli individui, sia reazionaria e finalizzata alla creazione di una mentalità di volta in volta dualistica, semplicistica, utilitaristica, eterofobica. la seconda chiave di lettura corrisponde invece (imo) alla tua interpretazione, ma dubito che susciti reazioni alchemiche nel fruitore medio. tendo a credere che si tratti di una 'celebrazione' molto autocompiaciuta di una serie di concetti esoterici, apprezzabile tuttavia solo da coloro i quali siano già abbastanza eruditi in materia, cioè iniziati ed esperti di esoterismo, oltre che da un limitato numero di individui particolarmente ricettivi.
ciò detto, mi accodo agli altri commentatori nel farti i complimenti per l'ottimo livello del tuo blog. a presto

Anonimo ha detto...

Molto interessante, e anche molto sincronico, visto che proprio in questi giorni ho provato una fortissima attrazione per i miti e le origini delle nostre storie: ho cominciato a leggere la mitologia norrena e il signore degli anelli (dopo anni che è nello scaffale), e ora leggo il tuo post! Meraviglia delle meraviglie!

Vorrei dire a magomerlino di non lasciarsi sopraffare dagli stereotipi e dai giudizi affrettati verso i videogiochi, visto che proprio da li io ho cominciato a interessarmi di tutto: storia, economia, politica, arte, scienza, mitologia.
Se ha voglia di approfondire basta che dia un'occhiata alle serie di Oddworld e Final Fantasy, (giusto per citare quelli che ritengo dei capolavori) per farsi un'idea!

Anonimo ha detto...

Ah! Scusate! sono quello del commento sopra: mi chiamo Tiziano Fulceri, mi trovate su facebook:
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Ciao!

Rose ha detto...

E' una delle pagine più interessanti ed esaustive che abbia letto intorno alla fiaba. Confesso di averla tra i preferiti da diversi mesi e di tornarci sopra ogni tanto. Buoni anche i blog suggeriti. Grazie. :-)

Anonimo ha detto...

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