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venerdì 2 gennaio 2015

IL CERCHIO MAGICO

Mi scuso in anticipo se qualche lettore più esperto troverà questa esposizione troppo sommaria. Lo scopo di questo articolo è quello di semplificare ed esporre il concetto più generale di FUNZIONAMENTO di un cerchio magico.
Per una ricerca più approfondita sono a disposizione.Potete contattarmi tramite commenti.
BUONA LETTURA


La ricerca personale, l'informazione e lo studio (quello vero, quello "matto e disperatissimo" come diceva Giacomo Leopardi) sono il primo vero passo verso la libertà e l'indipendenza. 
Questo perché sono le uniche armi che ti permettono di spezzare le catene che ti tengono legato ed evadere dal recinto che il POTERE - quello con la P maiuscola, quel Potere che attraversa i secoli e le ere ed utilizza gli Uomini e le strutture che essi creano per auto preservarsi - ti ha DISEGNATO ATTORNO.

In antichità si dava un nome unico a cose che noi uomini moderni annotiamo di volta in volta sotto al nome di politica, informazione, religione, medicina, istituzioni, ossia tutto ciò che va a formare il Potere. Gli antichi definivano queste "sfere di potere" CERCHI MAGICI.

IL CERCHIO

Il cerchio è una figura geometrica che "comprende" ed allo stesso tempo "separa" ciò che è all'esterno da ciò che è al SUO interno.

L'ESTERNO è rappresentato dalla realtà, dalla causalità, dall'UNIVERSO e le sue leggi fisiche (quelle conosciute e quelle ancora sconosciute).

All'INTERNO invece, vigono le leggi di chi questo CERCHIO MAGICO lo ha disegnato per scopi di potere e prevaricazione.






IL MAGO

Chi disegnava (e disegna) il CERCHIO, un tempo era definito MAGUS, il più delle volte era
un alchimista con forti conoscenze nascoste ai più (bastava fossero nascoste alle sue vittime).
Egli separava dal resto della REALTA' le PROPRIE REGOLE e manipolava le informazioni a discapito di chi non aveva le sue stesse conoscenze. Una volta compiute tutte le operazioni condizionate al CERCHIO, le nuove "leggi" che il Magus aveva predisposto prendevano senso e, per chi entrava nel cerchio, divenivano regole meccaniche.

La validità di tali leggi era avvalorata dall'accettazione di chi vi entrava, accettazione naturalmente manipolata da chi aveva predisposto il CERCHIO stesso.
A quel punto la nuova realtà era pronta a prendere vita.


IL PENSIERO MAGICO ED IL POTERE

Ogni organo di potere nella Storia dell'Uomo si è avvalso del meccanismo della creazione di CERCHI MAGICI, in quanto il pensiero magico, quello che permette alla gente comune di ragionare al di fuori degli schemi logici di causa effetto -se essa si trova all'interno di uno di questi cerchi (quello che oggi distinguiamo in pensiero politico, religioso, scientifico, etc.) - è accessorio al Potere stesso.
Il pensiero magico non permette di chiederti se una cosa che desideri la vuoi veramente o è solo il risultato di uno dei meccanismi del CERCHIO in cui ti trovi.
Tutta la nostra società è intrisa di pensiero magico.
Il consumismo ne è un esempio lampante:



se fai 6 ore di fila per il nuovo IPHONE è solamente perché ti trovi dentro un CERCHIO MAGICO disegnato da qualcuno che, senza che tu ti chieda nulla, ti fa fare ciò che vuole, sottraendoti soldi(tanti soldi), tempo ed energie.



L'unico modo per uscire da uno di questi CERCHI MAGICI è prima di tutto cercare di delinearne i confini, poi conoscerne le tecniche di menzogna ed illusione e poi iniziare a COMPRENDERE la realtà al di fuori del CERCHIO,quella vera, in modo da scorgerne i meccanismi e le influenze...uscendo così dalla logica del CERCHIO e del MAGUS che lo ha delineato.

Prometeo

martedì 22 maggio 2012

GLI ARCHETIPI, LE FORME ED IL SIMBOLISMO NELLE FIABE PER BAMBINI

L'archetipo (dal greco ὰρχέτῦπος ossia archè: originale e tipos: modello, marchio, esemplare) è la forma preesistente e primitiva di un pensiero presente nell'incoscio umano.
Gli archetipi, presenti indistintamente in tutte le civiltà e culture del nostro pianeta, a prescindere dalla latitudine o dal periodo storico( o preistorico), vengono espressi e rappresentati da immagini diverse che prendono il nome di forme.
Le forme sono gli elementi essenziali che compongono il simbolo, che assieme ad altre forme ed altri simboli vanno a formare ciò a cui le società hanno dato il nome di mito.

Dal mito deriva la FIABA.

E' opinione comune che le fiabe siano pensate per i bambini, ma questo rappresenta un errore di valutazione e comprensione del fenomeno.
Le fiabe nascono, nella tradizione orale, per tramandare archetipi sociali, psicologici ed onirici attraverso l'uso di simbolismi fortemente legati alla sfera emozionale.


GLI ARCHETIPI DELLE FIABE 

L'archetipismo presente nella fiaba è facilmente individuabile nella struttura della fiaba stessa:

- I personaggi sono indeterminati e vivono in luoghi non ben precisati (ad esempio: "in un paese lontano...")


- I fatti sono spesso inverosimili e completamente lontani dalla realtà, ma coerenti con la logicità del racconto stesso. Tali fatti rappresentano le personificazioni di concetti archetipici astratti, come la paura, il dolore, la morte, l'amore, l'amicizia, etc...


- Nei personaggi e nei luoghi è presente un netto dualismo: Bene o Male, Luce o Tenebre, Caldo o Freddo, ed in nessun personaggio possono coesistere entrambe le forme dualistiche in quanto non esistono vie di mezzo e la verità è sempre e solo dalla parte del Bene.


LA FIABA COME RAPPRESENTAZIONE DELL'INCOSCIO (CATARSI)


Anche il TEMPO nelle fiabe è indeterminato, come d'altronde i personaggi ( "c'era una volta..." "e vissero PER SEMPRE felici e contenti"...etc). 
L'indeterminazione  temporale del mondo fiabesco ha le caratteristiche proprie del SOGNO, in quanto il sogno è il non luogo dove gli archetipi umani, dopo essersi materializzati nell'inconscio, prendono vita e forma propria, divenendo simboli.


Sigmund Freud in "L'interpretazione dei sogni" asserisce che le forme archetipiche dei desideri istintuali più reconditi di ogni essere umano, si ripropongono nei sogni.

Il primo è il sogno in cui ci si trova nudi in compagnia degli altri, che secondo Freud nasce dal desiderio infantile di spogliarsi davanti ai genitori e che produce una sensazione di piacere e che darebbe origine alla fiaba de I vestiti nuovi dell'imperatore, di Hans Christian Andersen.
    Il secondo esempio riguarda il sogno della morte di un familiare amato, che Freud collega al desiderio inconscio del ragazzo di uccidere il padre per prenderne il posto accanto alla madre, o viceversa. Da qui nascerebbe la favola di Edipo, di Sofocle.

La fiaba ha, quindi, anche il compito di trasformare tutti questi desideri istintivi in insegnamenti per l'emancipazione del bambino, svolgendo quindi una funzione catartica (purificazione dai mali interiori).


LA FIABA: IL PERCORSO INIZIATICO PER ECCELLENZA


Nel 1949 Vladimir Propp pubblica "Le radici storiche dei racconti di fiabe", nate da un attena e profonda ricerca sulle radici e le origini dei racconti fiabeschi.

La conclusione che Propp raggiunge attraverso un lungo esame analitico è che per la maggior parte gli elementi costitutivi delle fiabe debbano farsi risalire a riti e miti "primitivi" (del regime del clan), e più specialmente al "ciclo d'iniziazione" e alle "rappresentazioni della morte". Le fiabe popolari, soprattutto quelle di magia, sono quindi il ricordo di una antica cerimonia chiamata rito d'iniziazione che veniva celebrata presso le comunità primitive. Durante questo rito veniva festeggiato in modo solenne il passaggio dei ragazzi dall'infanzia all'età adulta. Essi venivano sottoposti a numerose prove con le quali dovevano dimostrare di saper affrontare da soli le avversità dell'ambiente e di essere pertanto maturi per iniziare a far parte della comunità degli adulti. Dopo le prove, i ragazzi e le ragazze, come in una rappresentazione teatrale guidata spesso da uno stregone, dovevano "morire" per celebrare la morte dell’infanzia. 


Col passare del tempo, i riti di iniziazione sono andati perduti ma le loro forme archetipiche sono rimaste invariate, dando vita quindi a nuovi simboli ad esse associate da cui poi sono derivati i miti e le fiabe.

Propp infatti individua uno schema( Schema di Propp) comune in ogni fiaba:


Equilibrio iniziale (inizio);
Rottura dell'equilibrio iniziale (movente o complicazione);
Peripezie dell'eroe;
Ristabilimento dell'equilibrio (conclusione).


A creare poi l'intreccio della fiaba sono 31 funzioni comuni che egli individua in ogni racconto.


A mio parere i più importanti momenti che attraversa l'eroe possono essere riassunti  in uno schema da me ideato sulla base degli studi di Propp che chiamerò SCHEMA B:


- ALLONTANAMENTO (inizio del cammino dell'eroe)
- INFRAZIONE DI UNA REGOLA  (fa entrare in gioco l'antagonista)
- RICERCA DELL'OGGETTO MAGICO E CONSEGUENTEMENTE DEL NEMICO (è quasi  sempre l'eroe che raggiunge il nemico per la lotta finale)
- LOTTA
- MARCHIATURA (l'eroe viene ferito e rimane vittima di un incantesimo)
- TRASFIGURAZIONE (cambio di immagine: l'eroe diviene più bello, guarisce da una situazione spiacevole, cambia vesti o acquisisce una nuova abilità)
- VITTORIA
- MATRIMONIO O INCORONAZIONE (raggiungimento della ricompensa)


LE FIABE ED IL LORO INSEGNAMENTO ESOTERICO. IL PRINCIPIO DI ANALOGIA E CORRISPONDENZA


Lo schema di Propp individua una struttura dai tratti profondamente esoterici.
L'iniziazione in sè, di cui abbiamo parlato nel paragrafio precedente, rappresenta la scoperta per eccellenza dei misteri esoterici di cui la fiaba rappresenta l'Allegoria Ermetica.


In alchimia il concetto di GRANDE OPERA definisce il processo attraverso il quale l'essere umano può arrivare ad autorealizzarsi, cioè a divenire cosciente della propria Realtà Spirituale.
Essa può riassumersi in quattro passaggi principali:

Equilibrio iniziale
Nigredo o opera al nero, in cui la materia si dissolve, putrefacendosi
Albedo o opera al bianco, durante la quale la sostanza si purifica, sublimandosi
Rubedo o opera al rosso, che rappresenta lo stadio in cui si ricompone, fissandosi



Questi quattro passaggi ricalcano perfettamente il precedente SCHEMA DI PROPP.

Per il principio di Analogia e Corrispondenza: apprendere, quindi, le tappe che dall'infanzia portano il bambino a divenire adulto, crea inconsciamente nel bimbo la consapevolezza del percorso da fare per superare le difficoltà che da adulto troverà nel cammino dell'autorealizzazione.
Gli archetipi del coraggio, dell'allontanamento, dell'amore e della difficoltà saranno indiscutibilmente presenti nel corso della sua vita, ed in maniera particolare nel compimento della GRANDE OPERA ALCHEMICA.
Rudolf Steiner, pioniere dell'antroposofia affermava che le fiabe servissero al bambino per risvegliare l'anima.


INTERPRETAZIONE ESOTERICA DELLE FIABE
da Sara Foti Sciavaliere


Biancaneve e i sette nani
È questo uno degli esempi più significativa. Di fatto la fiaba della nota principessa avvelenata dalla strega-matrigna con una mela pare riprendere alcuni concetti fondamentali delle antiche discipline esoteriche. “Biancaneve e i sette nani” dei Grimm - che, a loro volta, probabilmente, la ricavarono da miti più antichi - , tra i suoi significati ripropone il tema della creazione e della nascita del tempo. Essa fu poi ripresa dal padre dell’animazioone, Walt Disney che, da studioso di esoterismo (pare sia stato un adepto della Massoneria), vi riconobbe la rappresentazione del sistema solare e diede ai nani dei nomi significativi e per nulla casuali. È quanto spiega anche il fisico Vittori Marchi nel suo libro “La scienza dell’Uno”.
Il primo della serie è Dotto, in inglese Doc, che rappresenta il sole, dunque la luce, il giorno del sorgere della vita e della veglia. Poi c’è Mammolo, in originale Bashful, ovvero il timido, che rispecchia, invece, l’aspetto femminile, quindi la luna e il giorno della settimana del lunedì. Brontolo, Grumphy, l’irritabile, è Marte (martedì), Cucciolo, Dopey, piccolo e giovane, è Mercurio (mercoledì), dio portatore dell’informazione segreta. A questi si aggiungono, Gongolo, Happy, il gioviale, che rappresenta Giove (giovedì), Eolo, Sneezy, custode dei venti per Venere (venerdì) e infine Pisolo, Sleepy, che trova in Saturno – sabato – il giorno del sonno e del riposo.
Biancaneve sarebbe l’ottavo elemento della storia. Otto è il numero della totalità e, nella sua rappresentazione grafica riflette il senso di un tempo che si riproduce in un eterno, ma mai ripetibile, ritorno. Sette degli elementi che fanno parte di questo scenario del mondo appartengono a una dimensione, per così dire, “ordinaria”, l’ottavo a una dimensione “straordinaria”.
I sette nanetti vivono da sempre nel bel mezzo del bosco, simbolo del mondo conosciuto. In esso, prima dell’arrivo di Biancaneve, l’azione, la rappresentazione della vita è ancora inespressa, il tempo ancora non esiste, essendo ogni cosa immersa in un eterno privo di ciclicità. L’arrivo della ragazza dà inizio al tempo trasformando il “C’era una volta” – tempo anteriore al tempo – in tempo storico, e innescando un processo di creazione che movimenta la staticità della ristretta realtà del bosco e porta in atto i sentimenti e con essi l’amore. Con l’innescarsi della vita compare, ovviamente, anche la morte e con essa la rinascita, mentre l’eternità cede il passo al tempo che da lineare si fa circolare.
La Matrigna non è altro che la Matrix, l’illusione, il simbolo delle forze oscure che si oppongono all’ordine dell’esistenza dell’Universo e che trae in inganno facendo scambiare una minima parte con il Tutto. La Matrigna precipita la protagonista nel torpore del sonno, cioè della non conoscenza, proprio del mondo dell’apparenza, ma Biancaneve riprenderà i sensi, destata dal richiamo della coscienza e trasforma il microcosmo dei nani in una dimensione prodigiosa.



Cappuccetto Rosso
 Ricordando che le discipline esoteriche sono legate a iter iniziatici, un livello interpretativo delle fiabe è quello implicazioni psicologiche e sociali, poiché come è stato già sottolineato in articoli precedenti, le fiabe suggeriscono gli input per affrontare le tappe dell’infanzia che conducono all’età adulta. “Cappuccetto Rosso” è ricca di simbolismi legati all’iniziazione.
La prima cosa di cui ci si accorge è che il mantello rosso viene donato alla protagonista dalla nonna, ma questo personaggio dovrebbe essere visto non tanto come una figura parentale, quanto una posposizione nel futuro della figura della ragazzina stessa. Di fatto la nonna, ormai passata la soglia della maternità, e diventata anziana, avendo compiuto il proprio dovere femminile in quella che è pur sempre una narrazione che viene da un ambiente rustico e dalle vedute limitate, ossia quello di fare figli, compie un “passaggio di testimone”.
Il lupo invece raffigura chiaramente una potenza demonica, il cui scopo è deviare la ragazzina dall’obiettivo principale dell’esistenza (che qui si tratta semplicemente di un normale processo di crescita, ma che nei riti iniziatici dell’esoterismo, e dell’Alchimia in particolare, si chiama Grande Opera), facendo in modo che Cappuccetto Rosso prolunghi il più possibile il soggiorno nell’infanzia, malgrado il colore rosso sottolinei l’ingresso alla pubertà. In questo modo, il lupo potrà, all’insaputa della protagonista, divorarne il futuro.
In seguito, l’incontro con il lupo che ha ormai divorato la nonna si configura come l’emergere della consapevolezza tardiva di Cappuccetto Rosso di aver fallito il proprio incarico terreno e l’avvento del cacciatore segna la fine naturale della vita di Cappuccetto Rosso ma anche la sua rinascita in un’altro corpo. Infatti non ora è il lupo ad assumere l’aspetto di madre, e la ragazza riemerge dal suo ventre insieme alla nonna, ovvero risorge a una nuova possibilità di crescita, che sarà segnata dall’avere appreso la lezione nella vita precedente.



DIETRO LE FIABE


Le fiabe quindi non sono unicamente cibo per la fantasia dei bambini, ma rappresentano una chiave essenziale per l'interpretazione in chiave simbolica di archetipi appartenenti tanto al bambino quanto all'adulto.
Archetipi che oltre a segnare un percorso di crescita o autorealizzazione durante l'evoluzione dell'essere umano (inteso come individuo ma anche come civiltà)  codificano nel simbolismo tipico dei percorsi ermetico-misterici, ricalcando passo per passo ogni fase del lungo cammino esoterico dell'illuminazione.

Concludo citando la scrittrice Maddalena Lena:

“Cappuccetto rosso”, “La bella addormentata“ e fiabe consimili ad esempio non vanno raccontate a bimbi piccini al di sotto dei tre, quattro anni giacché il profondo esoterico significato di evoluzione dell’Io e della sua vittoria sulle parti costitutive inferiori dell’essere umano in esse contenuto, non appartiene ancora alla maturità dei bimbi di quella età, proprio come non apparteneva ad un’Umanità primitiva.
Occorre, in altre parole


                                                           fine


Prometeo

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